ERETICAMENTE INTERVISTA LA REDAZIONE DE ILCERVOBIANCO

ERETICAMENTE INTERVISTA LA REDAZIONE DE ILCERVOBIANCO

a cura di Luca Valentini

1) Dalla grande conferenza del 2013 sulla Tradizione Perenne al Maschio Angioino a Napoli l’Ass. Il Cervo Bianco ha lanciato una sfida di rinnovamento al mondo tradizionalista: dopo altre e riuscite iniziative, potete presentarci un vostro primo bilancio?

– Il nostro bilancio è più che positivo: riscontriamo un interesse importante e delle partecipazioni attive e sentite agli incontri pubblici, inoltre si è dato vita ad una collaborazione tra studiosi di Ermetismo di là dalle naturali differenze di pensiero. Oggi vi è una grande richiesta di spiritualità, ma occorre fare bene attenzione a distinguere l’interesse reale dalla mera curiosità. Molto spesso, infatti, dietro l’interesse per le discipline esoteriche si nasconde solo il desiderio di sfuggire alla noia ed alle preoccupazioni del vivere quotidiano; ciò che si cerca è un supporto esistenziale e non un reale trascendimento della condizione umana. 

In un tempo caratterizzato dall’eclissi del sacro, in cui sempre più uomini sperimentano un senso di solitudine e di vuoto, l’insegnamento ermetico è la sola possibilità di non smarrirsi nel deserto della depressione e del mal di vivere. Nella prefazione al primo volume di Introduzione alla Magia, Evola scrive che la via principale che conduce alla realizzazione interiore comincia nel deserto, nel punto zero in cui crollano tutti i punti di riferimento esterni, tutte le fedi, tutte le convinzioni e l’uomo, come nell’immagine del serpente che morde la sua stessa coda, è costretto a fare i conti con se stesso. Questa condizione, oggi, è quanto mai attuale ma, come scriveva il poeta Hölderlin, “quando cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”. È questa la grande occasione che ci offre il tempo in cui ci troviamo a vivere.

2) Oltre le iniziative pubbliche, è nata un omonima pubblicazione dedicata all’approfondimento della Scienza Ermetica: come rispondono i lettori alle tematiche da voi trattati, anche grazie a collaboratori ben noti nell’ambito degli studi tradizionali?

– Innanzitutto, c’è da mettere in luce che sia il numero dei redattori, sia quello dei lettori della nostra rivista è in continua crescita. Soprattutto è di particolare rilevanza, per noi, il fatto che sempre più, tra i redattori, figurano non solo collaboratori esperti ma anche diversi giovani, che si avvicinano per la prima volta ad una disciplina interiore e che contribuiscono alla vita della rivista con articoli e poesie. Le loro esperienze, le loro riflessioni, sono importanti per chi ancora si muove nella palude dell’indagine filosofica e va in cerca di una sua “strada”. La nostra rivista vuole essere uno spazio aperto, un “luogo” d’incontro e confronto. Come ci insegna la vicenda di Parsifal, che per non aver posto la domanda non può comprendere la reale natura e funzione del Graal, solo chi ha pienamente coscienza di ciò che cerca, solo chi è pienamente consapevole della domanda che lo spinge a mettersi in viaggio, può sperare di giungere ad una reale Conoscenza.

3) In tutto il vostro agire, due stelle polari sono ben evidenti, l’insegnamento ermetico di Giuliano Kremmerz e l’esperienza magistica del Gruppo di Ur: tali riferimenti come si coniugano e che attualità secondo voi posso manifestare nella realtà contemporanea?

– 1)     La nostra stella polare assoluta, primaria, fondamentale è quella dell’Azione, del lavoro su se stessi. Di qui il costante riferimento al sodalizio magico del gruppo di Ur – termine,
quest’ultimo, che fa direttamente riferimento al Fuoco, dunque, all’Azione. La Magia, di là da ogni forma di misticismo, è intesa come una vera e propria Scienza (la medesima visione del Kremmerz), un metodo sperimentale puro che permette di risvegliare e sviluppare le facoltà sopite dell’Anima, fino al contatto col Sole spirituale. Si tratta di conquistare uno stato di neutralità cosciente, di equilibrio perfetto, che restituisce all’Anima la sua originaria libertà e mobilità così da poter penetrare negli stati più elevati dell’Essere. Senza questo cosciente lavoro interiore, non può esservi reale conoscenza, ma solo uno slancio emotivo – sentimentale che apre il varco a forme di medianità. Ne “Il cammino del Cinabro”, parlando della sua equazione personale, Evola dice che tutta la sua vita è stata il costante tentativo di conciliare un profondo impulso verso il trascendente con l’esigenza della centralità dell’Io: ecco, questo è il senso dell’Iniziazione – CONOSCENZA DI SE’ ED IN SE’ DELL’ESSERE (Evola). Non c’è niente di più attuale ed urgente.

4) Sempre nell’ambito del Gruppo Ur, notoria era la poliedricità degli apporti sapienziali: ritenete sia stata un’esperienza valida quella di aver tentato di conciliare percorsi, forse solo apparentemente diversi?

– La molteplicità degli apporti sapienziali che hanno animato il gruppo di Ur, dal nostro punto di vista, offre molteplici strumenti d’indagine e di sperimentazione e dunque non può che rappresentare un arricchimento. Come è scritto nella Tavola di Smeraldo: una è l’Operazione ma infiniti sono gli adattamenti. L’intelligenza ermetica è il pensiero libero da ogni dogmatismo, da ogni schema e forma e che perciò si muove libero, penetra ovunque, comprende ogni cosa. Una immagine a noi cara è quella di un manipolo di Cavalieri, dodici, che, seduti attorno alla Tavola rotonda, narrano le proprie avventure, condividono le proprie esperienze. Ciascuno con il proprio cammino, con il proprio percorso operativo, ma tutti accomunati dallo spirito della Ricerca, rappresentato dal fuoco posto al centro del tavolo. Esiste una Sapienza unica e primordiale, che di luogo in luogo e di tempo in tempo, nei miti sacri di tutte le grandi civiltà, così come nei simbolismi della tradizione ermetico – alchemica, trasmette le chiavi operative
della Scienza dell’Anima.

5) In un mondo tradizionalista, in cui il settarismo religioso (di diverse estrazioni) è, purtroppo, una costante dominante, vi ritenete una realtà che pone in essere una discontinuità netta e decisa con tale modus operandi?

– Non riteniamo di porci in discontinuità con il mondo che lei definisce del settarismo religioso, semplicemente perché la nostra ricerca si sviluppa su un altro piano. Nel rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno, noi ci interessiamo dell’Azione interiore impersonalmente intesa. Facciamo nostro il motto alchemico POST LABOREM SCIENTIA, cioè la Conoscenza nasce dalla pratica, è esperienza. Siamo lontani da ogni forma di dogmatismo e di settarismo, rifiutiamo gli ipse dixit ed ogni altra forma di rigidità del pensiero. Accettiamo gli insegnamenti della Tradizione come “strumenti di lavoro”, come sentieri da percorrere con mente sveglia e spirito critico. “Non credere” è l’insegnamento di tutti i veri Maestri. Il problema è: realizzare il Silenzio interiore, far tacere ogni frastuono ed ogni voce, poiché solo in questo modo la Verità potrà apparire, come Diana ad Atteone, nella sua essenza.

6) Un’altra componente importante del vostro orizzonte spirituale è senza dubbio il forte riferimento alla dottrina del Pensiero Vivente, quale espressione italiana dell’antroposofia di Rudolf Steiner: alcuni vi rimproverano la non “tradizionalità” di tale via realizzativa, come rispondete a tale obiezione?

– Anzitutto va sottolineato un aspetto fondamentale, un equivoco di fondo : la via del pensiero vivente non è (solo) la via di Steiner, bensì è la via del pensiero vivente punto. Gli spunti operativi che fornisce Evola , autore forse più in voga e sicuramente più frainteso in certi ambienti tradizionalisti, ne “Lo Yoga della Potenza”, “La Dottrina del risveglio” , nelle monografie del gruppo di Ur, vanno esattamente nella medesima direzione. Già nei “Saggi sull’idealismo magico”, Evola insiste sull’importanza del prendere possesso del proprio pensiero. Normalmente, infatti, noi crediamo di pensare ma non ci rendiamo conto che il pensiero segue un corso meccanico, che più che pensare noi siamo pensati e che, attraverso il pensiero, una forza più profonda, la brama (come sottolinea anche il kremmerziano Ercole Quadrelli nelle monografie di Ur) ci vincola alla natura istintiva imprigionandoci nella ordinaria descrizione del mondo. Compito della concentrazione, dunque, non è semplicemente placare la mente (questa è un conseguenza), ma piuttosto afferrare, lì dove la coscienza è nello stato di veglia, la potenza della brama per trasmutarla in Volontà. Questo è il medesimo insegnamento che, tra le righe, nei suoi scritti pubblici, ci offre il Kremmerz, quando parla di prendere possesso della luce astrale, la materia vibrante di cui sono fatti i pensieri ed i sogni, e che è la quintessenza di tutte le cose. Qui è celato il punto di collegamento tra lo spirito e la materia, chiave dell’alchimia.

7) Nei vostri scritti emerge spesso una decisa dicotomia tra realtà devozionale, quale espressione di una spiritualità lunare e morente, e realtà ermetico – iniziatica, quale espressione di una spiritualità magicamente attiva e solare: riuscite a riunire le frange più oltranziste del cattolicesimo e del neopaganesimo nel rifiuto di tale dicotomia, è un puro caso?

– È naturale che un certo atteggiamento “scientifico” non sia condiviso in certi ambienti tradizionalisti. Come dicevamo, per noi è fondamentale che il pensiero si liberi dalla palude del dogmatismo, poiché solo trasmutando l’ “organo” di conoscenza si può giungere ad un’altra percezione della realtà. Fin dal principio del proprio cammino occorre mantenere un atteggiamento attivo rispetto alla pratica, una sorta di autonomia interiore, che è l’elemento essenziale per lo sviluppo della qualità solare. L’Iniziazione implica un mutamento di stato, l’accesso a livelli di coscienza sempre più profondi, in cui non esistono più un esterno ed un interno, un individuale ed un universale. E’ necessario non smarrire il filo d’Arianna dell’attenzione, per non scivolare in stati di sfaldamento mistico. La Conoscenza non può che essere un atto d’Amore, erotico diremmo, poiché risolve ogni dualità e riunifica i contrari. Ciò che noi percepiamo come natura, l’Universo, è simbolo di una realtà trascendente, è la nostra stessa Anima che percepiamo oggettivata fuori di noi poiché non ne abbiamo più consapevolezza. Compito dell’iniziando è elevarsi all’esperienza cosmica dell’Io. Come scrive Nietzsche: “fintantoché continuerai a sentire le stelle come un di sopra a te, ti mancherà sempre lo sguardo dell’uomo della conoscenza”.

8) Anche nel mondo ermetico, l’attività della vostra Redazione, insieme ai vostri storici sodali, tra cui noi di EreticaMente, ha rotto alcuni equilibri di stantio esclusivismo, rilanciando la ricerca anche con nuove prospettive di livello europeo: qualcosa di nuovo e di positivo sorge all’orizzonte?

– Le collaborazioni che portiamo avanti cercano di andare contro ogni schema ed oltre ogni settarismo, per questo è fondamentale il riferimento al gruppo di Ur, di cui abbiamo già parlato. Non ci interessano le torri d’avorio in cui ritirarsi in isolamento. Siamo coscienti del fatto che, oggi, la marea sale ed occorre parlare di certi temi: affrontare alcune prospettive, specialmente operative, è urgente. Occorre fornire dei riferimenti ben netti a quanti, mossi da un anelito profondo, si perdono nel mare magnum dell’informazione esoterica a buon mercato.

9) La ricerca ermetica della vostra Associazione si caratterizza per il suo specifico riferimento alla ricerca del Graal ed al mondo cavalleresco: potete spiegarci meglio come si configura la vostra visione del mondo e come essa possa interagire con le nuove generazioni?

– Il mito ci permette di cominciare a prendere consapevolezza di un’altra forma di conoscenza. Esso fa appello all’immaginazione, alla capacità plastica della mente che, potenziata e purificata, diviene in grado di dare forma ai rapporti analogici che collegano macro e microcosmo. L’immagine scolpita nel buio del campo mentale, portata nel cuore, a contatto con la fiamma di vita, si “scioglie” e attraverso il sangue passa nel corpo sottile, fino a dar vita al lampo intuitivo. Come insegna una massima ermetica, per conoscere una cosa bisogna divenire quella cosa stessa. L’esperienza onirica ci dimostra che tutte le volte in cui l’astratto pensiero cerebrale si trasforma, naturalmente, in immaginazione vivente, la consapevolezza viene meno. L’immaginazione, allora, resta nella maggior parte dei casi solo un confuso fantasticare.

Alla Cavalleria ci legano, in particolare, due immagini : da una parte il cavaliere solitario che va in cerca di avventure, immagine bellissima per indicare la condizione del cercatore del nostro tempo che, senza più riferimenti esterni, deve sviluppare la propria intuizione; dall’altra, il Graal simbolo del Fuoco di Eros quale sintesi vivente di carne e spirito, quale chiave che permette di riconoscere nella bellezza la forma che trascende se stessa. La dottrina delle quattro età, di cui ci parlano tutti i miti sacri, la regressione dall’età dell’oro a quella del ferro, dal nostro punto di vista non è tanto un riferimento metastorico, ma piuttosto alchemico. Il passaggio riguarda l’interiorità dell’uomo, la traslazione della sede della coscienza dal centro del cuore alla testa, che segna la nascita della dualità. E allora la Tradizione non è tanto il sapere che viene trasmesso, ma piuttosto l’atto stesso del trasmettere, cioè la forza che mette in comunicazione l’immanente con il trascendente e che solo nella rossa caverna del cuore (Agarthi) può essere consapevolmente sperimentata. Da ciò derivano due considerazioni. La
prima, che esiste una differenza interiore tra l’uomo di oggi e quello di ieri, ancora in qualche modo connesso al centro cardiaco, e che perciò le vie realizzative che andavano bene per l’uno non possono andar bene anche per l’altro, senza che prima sia “risolta” questa differenza (ne abbiamo parlato in un nostro scritto, mettendo a confronto Giordano Bruno con Novalis e citando delle considerazioni di Evola sull’arte moderna, contenute in appendice ai “Saggi sull’idealismo magico”). Non basta la nostalgia, il ricordo, per essere un uomo della Tradizione. La seconda considerazione è che la modernità, in quanto occultamento dello spirituale, ha il valore positivo di una sfida che può permettere all’uomo il ritorno COSCIENTE, perché libero e voluto, alla patria perduta. 

L’eroico furore della Conoscenza

L’eroico furore della Conoscenza

GiordanoBrunoIn viva morte morta vita vivo.

 

“Venni, tra gli altri io, attratto dal desiderio di visitare la casa della Sapienza, ardente di contemplare codesto Palladio, onde non mi vergogno di aver sopportato la povertà, la malevolenza e l’odio dei miei, le esecrazioni, le ingratitudini di coloro ai quali volli giovare e giovai, gli effetti di un’estrema barbarie e d’una avarizia sordidissima; (…) Per il che non mi duole d’essere incorso in fatiche, dolori, esilio: che faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai; che trovai in breve fatica lunga quiete, in leggera sofferenza gaudio immenso, in un angusto esilio una patria grandissima (Oratio valedictoria, in Opere latine)”.

Giordano Bruno è stato un Mago nel senso più alto del termine, poiché ha trasmutato completamente la sua Filosofia in vita. Aveva chiaro, lo si evince dai suoi stessi scritti, il senso d’una missione che, mettendolo in lotta con il suo tempo, poteva chiamarlo, e lo chiamò, e scelte eroiche.

“Ho lottato, è molto; credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell’animo)e la sorte e la natura repressero gli studi e gli sforzi. È già qualcosa l’essersi cimentati; giacché vincere vedo è nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte eroica ad una vita imbelle” (De monade, 1590).

Bruno poteva aver salva la vita, ma non abiurò, non rinnegò; consapevole dell’alto valore della sua morte, quale Sacrificio che dà vita alla Verità, con animo distaccato disse ai suoi giudici“avete più paura voi nell’emettere la condanna, che io nel riceverla”.

Il nolano non fu tanto il martire del libero pensiero, come spesso viene ricordato, ma piuttosto il Testimone, l’ultimo grande, del pensiero libero. La sua azione, cioè, non si svolse tanto su di un piano esteriore, politico o meta politico, quanto piuttosto in una sfera interiore. Si sforzò di mostrare all’uomo la via che conduce all’unica vera Libertà, ricordarsi della propria origine divina.

In un’epoca insanguinata dalle guerre di religione, Bruno girò l’Europa per diffondere l’Ermetismo quale superiore ideale di Ricerca.

“Per ciò che si riferisce alle discipline intellettuali possa io tener lontano da me non solo la consuetudine di credere, instillata da maestri e genitori, ma anche quel senso comune che in molti casi e luoghi (per quanto ho potuto giudicare io stesso) appare colpevole di inganno e di raggiro; possa io tenerli lontani in maniera da non affermare mai nulla, nel campo della Filosofia, sconsideratamente e senza ragione; e siano per me ugualmente dubbie tutte le cose, tanto quelle che sono reputate astrusissime e assurde, quanto quelle che sono considerate le più certe ed evidenti, tutte le volte che vengono messe in discussione” (Epistola dedicatoria a Rodolfo II, in Articuli adversus mathematicos).

L’arte della memoria, di cui Bruno fu l’ultimo grande esponente, è in realtà una forma elevata di magia immaginativa, le cui complesse figure, traducendo i rapporti sottili che collegano il macrocosmo al microcosmo, sono, se intensamente realizzate, vere e proprie chiavi d’accesso ad altri stati della coscienza, sentieri che conducono alla contemplazione degli Archetipi viventi. Il pensiero immaginativo, magia inconsapevole dei bambini, è pensiero vivente, capace cioè di creare ed evocare Idee ed, in quanto tale, è la chiave della Scienza dei Magi.

“Non è dunque Filosofo, se non chi immagina e riproduce” (De triginta sigillorum).

L’importanza dell’immaginazione in Ermetismo ci viene confermata, tra gli altri, dal celebre esoterista napoletano Giuliano Kremmerz che, come Bruno, si richiamava alla medesima Sapienza egizia.

Sapienza che nella città partenopea, esattamente nella zona dove sorge il convento domenicano in cui il filosofo nolano studiò, ha avuto uno dei suoi principali centri di trasmissione. La mnemotecnica bruniana è la fonte della “magia astrale”, che insegna a padroneggiare la corrente delle immagini mentali, le cui conseguenze ultime non sempre vengono profondamente comprese.

Il segreto della volontà, la chiave operativa che conduce a trasmutare il desiderio in volontà magica, scrive infatti il Kremmerz, sta nella capacità di scolpire immagini vivide nel campo oscuro della mente.

Approfondire la natura della forza (la brama) che dal profondo muove, inconsapevolmente, l’immaginazione umana determinando tutto ciò che siamo, e di cui il Mago deve rendersi padrone, è un discorso che ci allontana dallo scopo di questi brevi note. Rimando, dunque, il lettore interessato ad approfondire questo fondamentale tema, a consultare lo scritto “La conoscenza delle Acque”, del kremmerziano Ercole Quadrelli (Abraxa), contenuto nel primo volume di Introduzione alla Magia del gruppo di Ur.

Sviluppando l’immaginazione, l’Ermetista giunge a prendere coscienza ed a padroneggiare, sciogliendo e coagulando, quella invisibile luce mentale, materia vibrate di cui sono fatti i pensieri ed i sogni, che i Magi chiamano astrale poiché sempre sfuggente. Questa Luce, nel suo polo più alto, è la Quintessenza che collega lo Spirito alla Materia; la chiave senza la quale non esiste Trasmutazione e l’Alchimia resta inganno di soffiatori, ance quando si veste di sofismi spirituali.

“C’è una sola semplice forma…la quale senza diminuzione si comunica a tutte le cose…Questa forma universale dell’essere è luce infinita…Attraverso questa forma, che in diversi modi si comunica ai diversi enti secondo diverse figure, si esplica la materia” (Sigillus Sigillorum) .

Giordano Bruno muore all’alba del 17 febbraio 1600. Poco tempo dopo, un altro filosofo, Cartesio, con il suo celebre cogito ergo sum giungerà a formalizzare l’ultima tappa dell’occultamento del principio spirituale nella sfera della materialità: la luce dell’immaginazione si vela nel pallido riflesso della ragione concettuale. Qui attende che il Cercatore ermetico vada a “liberarla”, percorrendo a ritroso il processo del pensiero logico fino a giungere a percepirne l’originario lampo intuitivo. Non a caso, ci suggerisce Rudolf Steiner, proprio in questo periodo riappare storicamente la corrente rosacrociana, che indicherà ai Filosofi le chiavi operative dell’Iniziazione dei nuovi tempi.

 

 

Cicada – chi dunque sarà savio, se pazzo è colui ch’è contento e pazzo è colui che è triste?

Tansillo – quel che non è contento, né triste.

Cicada – chi? Quel che dorme? Quel ch’è privo di sentimento? Quel ch’è morto?

Tansillo – no; ma quel ch’è vivo, vegghia ed intende; il quale considerando il male ed il bene, stimando l’uno e l’altro come cosa variabile e consistente in moto, mutazione e vicissitudine (di sorte ch’il fin d’un contrario è principio de l’altro, e l’estremo de ‘uno è cominciamento de l’altro), non si dismette, né si gonfia di spirito, vien continente nelle inclinazioni e temperato nelle voluptadi; stante ch’a lui il piacere non è piacere, come per avere presente il suo fine. Parimente la pena non gli è pena, perché con la forza della considerazione ha presente il termine di quella. Cossì il sapiente ha tutte le cose mutabili come cose che non sono, ed afferma quelle non esser altro che vanità ed un niente; perché il tempo a l’eternità ha proporzione come il punto a la linea.

(…)

Allora è in stato di virtude, quando si tiene al mezzo declinando da l’uno e l’altro contrario: ma quando tende a gli estremi, inchinando a l’uno e l’altro di quelli, tanto gli manca de esser virtude, che è doppio vizio; il qual consiste in questo, che la cosa recede dalla sua natura, la perfezion della quale consiste nell’unità; e là dove convegnono gli contrarii, consta la composizione e consiste la virtude”(Gli eroici furori).

Il Furioso, il Sapiente di cui parla Bruno, è come un funambolo che ad ogni passo deve ricostruire il giusto equilibrio tra i contrari. è questa sottile tensione che lo tiene “sveglio” permettendogli di scorgere la Verità nell’unico posto dove Essa, realmente, si palesa: nel centro dei rapporti. È qui, infatti, che, se non ci lascia distogliere dal gioco delle forme, è possibile scorgere la folgore della vita che continuamente rinasce dalla morte: lo Spirito; è qui che Atteone può scorgere Diana venire a lui tutta nuda e mostrargli Eros, dove carne e spirito sono uno, quale regale via d’accesso al Sacro.

 

Io che porto d’Amor l’alto vessillo,

gelate ho spene e gli desir cuocenti:

a un tempo triemo, agghiaccio, ardo e sfavillo,

son muto, e colmo il ciel de strida ardenti;

dal cor scintillo, e dagli occhi acqua stillo;

e vivo e muoio, e fo riso e lamenti:

son vive l’acqui, e l’incendio non more,

ché agli occhi ho Teti, ed ho Vulcan al core.

Altr’amo, odio me stesso;

ma s’io m’impiumo, altri si cangia in sasso;

poggi’altr’al ciel, s’io mi ripogno al basso;

sempre altri sfugge, s’io seguir non cesso;

s’io chiamo, non risponde;

e quant’io cerco più, più mi s’asconde.

(Eroici furori)

Daniele Laganà

La corrente astrale

La corrente astrale

11828590_1613450895598479_118869584937156991_nQuando, in calma, lascio andare i pensieri e resto ad osservarli mentre scorrono liberamente dentro la mia testa, mi rendo conto che c’è una forza che li muove e che io non controllo.

Le immagini mentali, fatte di luce sottile, mutano continuamente l’una nell’altra, e non si lasciano fissare: è questa la corrente astrale che il Kremmerz ci invita a dominare. Corrente la cui vita è data dalla brama, cioè dalla Volontà caduta, che ha perso il suo centro divenendo bella addormentata, sedotta dall’apparire delle forme. La brama è rappresentata dal glifo dell’acqua. Un’acqua ardente poiché conserva la sua natura ignea, ma precipita verso il basso, verso il piano della manifestazione.

Compito del lavoro sul pensiero è, anzitutto, ritrovare l’autonomia dell’Io da questa corrente astrale (il che avviene quando osserviamo il fluire dei pensieri) e quindi rientrarvi e, come un salmone, percorrerne il flusso all’incontrario. Non lasciarsi condurre dalla forza, dall’interesse, che un determinato pensiero può suscitare dentro di noi, portare la propria attenzione su un qualcosa di insignificante con la massima determinazione possibile. Fissarne l’immagine, coagularla nella luce astrale, cesellandone i più piccoli dettagli: imparare a fissarla con sguardi veloci così che non possa sfuggir via. Dopo, dare vita a questa immagine, porla in movimento, non vederla già fatta, ma costruirla con precisione geometrica avendo cura che non si inseriscano pensieri estranei nel processo.

Questo lavoro, condotto con paziente ritmo, purifica la corrente della brama restituendole un centro unico, l’Io cosciente di sé, e fa risorgere la Volontà. Questo, all’inizio, va fatto con forme e figure semplici, per giungere poi alle grandiosi immagini “mnemoniche” che, per esempio, ritroviamo in Giordano Bruno. Allora queste immagini, ricostruite e potentemente visualizzate, ci rivelano il loro contenuto vivente, diventano porte per accedere a luoghi sconosciuti dell’Anima, chiavi che permettono di ridestare la memoria di un sapere dimenticato.

Si dice “sapere vivente”, poiché non ha nulla a che vedere con i concetti della mente razionale, ma attiene al cuore (la parola ‘ricordo’, etimologicamente vuol dire ‘tornare al cuore’) cioè alla “sede” del sentire superiore, che nulla ha a che vedere con il piano delle emozioni e dei sentimenti.

Possiamo farci una idea di questo discorso con un esempio. La parola è espressione di un’idea, è il veicolo attraverso cui qualcosa passa dal piano invisibile a quello visibile. Pronunciare la parola “leone” dovrebbe comportare il suscitare in sé e negli altri la virtù, la forza del leone, ma così non è, perché le uniche idee che noi conosciamo sono i concetti astratti e privi di vita della mente razionale. Occorre che l’idea, cioè la figura evocata con ferma volontà nell’oscuro campo mentale, sia viva, impersonalmente sentita nel suo significato profondo. Ecco perché, si dice, il mago conosce la parola.

Chi, con la pratica, diviene padrone di questo “gioco” interiore, realizza quello stato che gli alchimisti raffiguravano con un sole radiante al centro del petto. Il rifiorire della vita dell’Anima, il sentire come sintesi, come punto d’incontro tra le forze di luce del pensiero ed il calore della Volontà.

Iniziazione all’amore

Iniziazione all’amore

11401247_1598083850468517_2575514987311967007_nL’Amore nella sua integrità, è una iniziatura sublime. Basta amare per affacciarsi sull’abisso dell’Infinito … per capire bisogna che tu, di fronte a questo sublime ignoto, ti senta trepidante, trascinata in una zona che è l’inverosimile della materia vivente, in cui tutta te stessa e tutto il creato in te vibriate in un modo che nessun meccanismo che non sia l’anima dell’uomo, può dare … spirito o carne?

Ma se tu in quel momento hai saputo distinguere dove comincia lo spirito e dove finisce la carne, tu non sai che sia amore (…) lo strale di Cupido non farebbe rivolgere la tua prima intenzione alla bistecca, e – messo in presenza di lei (oh quel pronome fatale!…) – rimarresti in uno stato speciale di estasi, come santa Chiara e le altre non hanno avuto mai.

Rendile più intense quelle estasi, muto, senza desiderio, e tu ti allontani da te per afferrare l’anima dell’amica che si trova nel medesimo stato. Bada bene, inchioda il tuo corpo su di una seggiola e fa che l’altra, lei, stia inchiodata alla sua. In un senso indefinito di trance se passiva, di mag se è attiva, voi vi direte un mondo di cose belle, vi farete un racconto delle mille e una notte e … siete in completa zona astrale, nella zona dove vivono le anime, cioè – in lingua povera – in un campo mentale dove la materia pesante e sottilissima e meno grave tua, entra in contatto non solamente con la materia pesante e sottilissima e meno grave di lei, ma con tutti i corpi, entità, angeli, eoni, costituiti della stessa materia, che possono logicamente entrare in contatto con i vostri tentacoli. Direbbe un santo padre: il diavolo ha messo fuori le corna. Proprio così.

Sembra la cosa più facile del mondo , e lo è. Tutti gli amori raffinati hanno istanti di magia amorosa. Ma il difficile sta in due cose: nella bistecca e nel far durare intensamente e definitivamente questo stato. [Giuliano Kremmerz, gli Amanti]

Quando Perceval, abbiamo scritto in post precedenti, giunge la prima volta al castello del Graal viene respinto perché non ha posto la domanda. La sua Anima, addormentata, non riusciva a scorgere di là dalla forma fisica. Accecato dalla brama, il Cavaliere afferra la sacra Coppa senza prestare attenzione al dolore del re ferito.

Amare vuol dire sentire l’Anima dell’altro, incontrarla realmente. Questa, contro ogni profanazione, è la sacralità dell’Amore. Possibilità sempre tradita dalla bramosia egoica del possesso, del volere tutto per sé.

E’ la paura di chi non vuole morire a sé stesso, perché non sa ritrovarsi nell’altro. E’ il cieco desiderio di chi vuole possedere la vita e non sa donarla. “Chi vorrà conservare la propria vita la perderà, chi l’abbandonerà la ritroverà”, insegna il Cristo. E’ la vittoria sulla morte. Tutta la preparazione iniziatica deve condurre a sviluppare quella sottile presenza a sé stessi che permette di non lasciarsi travolgere dalla frenesia dell’ azione, imparando piuttosto ad ascoltare e lasciando poi che l’azione fluisca liberamente dallo stato interiore che si è riusciti a raggiungere; di afferrare quell’ attimo che vola in cui la Parola diviene carne. [IlCervoBianco]

Simposio Internazionale di Studi Ermetici – Napoli 30 Maggio 2015

Simposio Internazionale di Studi Ermetici – Napoli 30 Maggio 2015

11148684_894130897312242_7169695596657891556_oSimposio Internazionale di Studi Ermetici nel 400° anniversario della morte del medico – alchimista napoletano Giambattista Della Porta
Sabato 30 Maggio 2015 a Napoli

presso la Sala Meeting del Grand Hotel Capodimonte
via Capodimonte n. 3, Fermata Metro MUSEO
“La Sapienza Ermetica a Napoli ed in Europa”

Sessione mattutina con inizio alle ore 10.00:
– Sigfrido Hobel – Il Dio del Silenzio. La figura di Arpocrate, immagine simbolo del segreto iniziatico nella tradizione ermetica;
– Stefano Arcella – La Chiesa di S. Giovanni a Carbonara in Napoli. Solarità Spirituale, Neoplatonismo ed Ermetismo nel linguaggio delle forme artistiche;
– Mauro Ruggiero – La “Via Reale” di Praga. Un percorso iniziatico tra potere regale e simbolismo
– Luca Valentini – Giambattista Della Porta e l’arte medica della memoria;

Pausa pranzo alle ore 13.30

Sessione pomeridiana con inizio alle ore 15.30:
– Chris Giudice – “Giordano Bruno and the Hermetic Tradition”: l’Importanza dell’Esoterismo Partenopeo, il Paradigma Yates e Nuove Prospettive sullo Studio dell’Esoterismo Occidentale;
– Daniele Laganà – Giordano Bruno ed i Fedeli d’Amore;
– Stefano Mayorca – De Siderali Fato Vitando .Tommaso Campanella: il filosofo mago;

– Cristian Guzzo – Giuliano Kremmerz e l’ermetismo egizio-partenopeo nei secoli XIX-XX.

L’evento è organizzato dall’Ass. IlCervoBianco di Napoli, dal sito web EreticaMente.net in collaborazione con le Edizioni Rebis di Viareggio, la Casa Libraria Edit@ di Taranto, con il patrocinio della rivista praghese multilingua e multiculturale Cafè Boheme, di Fenix Rivista, della Fondazione Evola, della rivista Italia Misteriosa.

Per info, scrivere a:
ilcervobianco.redazione@gmail.com – info@ereticamente.net

Gli atti del Simposio saranno pubblicati per le Edizioni Rebis di Viareggio in un apposito volume dedicato all’evento.

La logica del Sottosuolo

La logica del Sottosuolo

circle_appearance_prevpic…Quanto alla vita interna, che è il punto di partenza per tutto il resto, una intelligenza sottilissima e serpentina va creata per i pensieri in ogni circostanza rilevante – accorgersi di che cosa vogliono, essi, col fatto che tu li pensi ed accetti. Fatti un orecchio per il loro linguaggio. Quelli che si presentano con maggiore evidenza sono quelli per i quali devi nutrire la maggiore diffidenza. Destata la necessaria sensibilità, vedrai i pensieri dai quali promana un fascino ambiguo e silenzioso, dal quale la tua mente è attratta, come dalla femmina il maschio. Dura è la via, e non ci sono aiuti. Il nemico non ama gli sguardi. Si sottrae. Sulle soglie del vuoto mentale, ti distrai, allora, o vacilli. Scende la nebbia dell’assopimento, l’attenzione volta all’interno non regge. È il loro cerchio magico. E tu lotta. Tieni fermo senza contatto. Reggiti senza appoggio. Nello spirito di una semplicità energica; con l’occhio interno pronto, come il cacciatore che attende lo spiccarsi di un volo, da dove non lo sai ancora. Fin dove giungi con questo ambulare ab intra, fin là purifichi ed esorcizzi e consacri. È una luce chiara che scende in quella che per te era notte e li fa indietreggiare, i fantasmi, le larve, le “influenze”, o ti fa subitamente vedere coloro che, amici, erano là ad aspettarti vicinissimi. Nella stessa misura tu conquisti la possibilità di agire su quelli che abitano la superficie, condotti dalla logica dei loro pensieri e della loro spontaneità. E a notte alta, infine, e ad occhio tutto aperto, vi è isolamento, vi è sole, vi è purità. Correrà intorno a te, a sua volta, ora, un cerchio magico di luce. Oppure, altro segnacolo di via: sospetta del piacere. Te ne fu già detto, del resto – il piacere abituale degli uomini ha determinate leggi e determinate finalità, è spesso esca affinché siano compiuti determinati atti nei quali l’uomo è giocato dalla natura e sempre più avvinto dalla rete dei fini di questa. E se il tranello è palese nelle forme della vita animale, per esempio nel piacere sessuale, lo stesso si può dire per molte altre specie di piacere ritenute superiori dai mortali. OverviewCoinFlipGreenonBlackDal punto di vista dell’alta magia, il piacere è uno stato di non conoscenza; è occhio che si vela; è un turbamento per mezzo del quale si produce uno jato ed altro discende, penetra, agisce e tu vivi passione (…) Ti occorre una attenzione suprema sul tuo animo, sul tuo corpo di sensazione – gelalo in un equilibrio e sii pronto a cogliere il momento dell’alterazione e il suo senso, la sua direzione. Il principio è a seconda che l’azione è conforme o no ad una inclinazione subconscia (cioè alla volontà, dominante in fondo a te, degli altri), si avverte piacere o contrarietà. Così non basta credere che la scelta sia indifferente, occorre invece mettere da parte la propria volontà e provare a lasciar decidere al “caso”, per esempio al cadere in un verso o nell’altro di una moneta. Nel sentimento che ne risulta – dallo stato di equilibrio che si altera – per reazione, moltiplicando questa disciplina ed estendendola ad una materia che sempre più intimamente vi riguardi, si avrà uno strumento segnalatore… per verificare quanto era realtà e quanto illusione quel senso di indifferenza che precedeva la scelta.

[IAGLA (Evola), La Logica del Sottosuolo; Introduzione alla Magia del Gruppo di UR, vol.II]