ERETICAMENTE INTERVISTA LA REDAZIONE DE ILCERVOBIANCO

a cura di Luca Valentini

1) Dalla grande conferenza del 2013 sulla Tradizione Perenne al Maschio Angioino a Napoli l’Ass. Il Cervo Bianco ha lanciato una sfida di rinnovamento al mondo tradizionalista: dopo altre e riuscite iniziative, potete presentarci un vostro primo bilancio?

- Il nostro bilancio è più che positivo: riscontriamo un interesse importante e delle partecipazioni attive e sentite agli incontri pubblici, inoltre si è dato vita ad una collaborazione tra studiosi di Ermetismo di là dalle naturali differenze di pensiero. Oggi vi è una grande richiesta di spiritualità, ma occorre fare bene attenzione a distinguere l’interesse reale dalla mera curiosità. Molto spesso, infatti, dietro l’interesse per le discipline esoteriche si nasconde solo il desiderio di sfuggire alla noia ed alle preoccupazioni del vivere quotidiano; ciò che si cerca è un supporto esistenziale e non un reale trascendimento della condizione umana. 

In un tempo caratterizzato dall’eclissi del sacro, in cui sempre più uomini sperimentano un senso di solitudine e di vuoto, l’insegnamento ermetico è la sola possibilità di non smarrirsi nel deserto della depressione e del mal di vivere. Nella prefazione al primo volume di Introduzione alla Magia, Evola scrive che la via principale che conduce alla realizzazione interiore comincia nel deserto, nel punto zero in cui crollano tutti i punti di riferimento esterni, tutte le fedi, tutte le convinzioni e l’uomo, come nell’immagine del serpente che morde la sua stessa coda, è costretto a fare i conti con se stesso. Questa condizione, oggi, è quanto mai attuale ma, come scriveva il poeta Hölderlin, “quando cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”. È questa la grande occasione che ci offre il tempo in cui ci troviamo a vivere.

2) Oltre le iniziative pubbliche, è nata un omonima pubblicazione dedicata all’approfondimento della Scienza Ermetica: come rispondono i lettori alle tematiche da voi trattati, anche grazie a collaboratori ben noti nell’ambito degli studi tradizionali?

- Innanzitutto, c’è da mettere in luce che sia il numero dei redattori, sia quello dei lettori della nostra rivista è in continua crescita. Soprattutto è di particolare rilevanza, per noi, il fatto che sempre più, tra i redattori, figurano non solo collaboratori esperti ma anche diversi giovani, che si avvicinano per la prima volta ad una disciplina interiore e che contribuiscono alla vita della rivista con articoli e poesie. Le loro esperienze, le loro riflessioni, sono importanti per chi ancora si muove nella palude dell’indagine filosofica e va in cerca di una sua “strada”. La nostra rivista vuole essere uno spazio aperto, un “luogo” d’incontro e confronto. Come ci insegna la vicenda di Parsifal, che per non aver posto la domanda non può comprendere la reale natura e funzione del Graal, solo chi ha pienamente coscienza di ciò che cerca, solo chi è pienamente consapevole della domanda che lo spinge a mettersi in viaggio, può sperare di giungere ad una reale Conoscenza.

3) In tutto il vostro agire, due stelle polari sono ben evidenti, l’insegnamento ermetico di Giuliano Kremmerz e l’esperienza magistica del Gruppo di Ur: tali riferimenti come si coniugano e che attualità secondo voi posso manifestare nella realtà contemporanea?

- 1)     La nostra stella polare assoluta, primaria, fondamentale è quella dell’Azione, del lavoro su se stessi. Di qui il costante riferimento al sodalizio magico del gruppo di Ur – termine,
quest’ultimo, che fa direttamente riferimento al Fuoco, dunque, all’Azione. La Magia, di là da ogni forma di misticismo, è intesa come una vera e propria Scienza (la medesima visione del Kremmerz), un metodo sperimentale puro che permette di risvegliare e sviluppare le facoltà sopite dell’Anima, fino al contatto col Sole spirituale. Si tratta di conquistare uno stato di neutralità cosciente, di equilibrio perfetto, che restituisce all’Anima la sua originaria libertà e mobilità così da poter penetrare negli stati più elevati dell’Essere. Senza questo cosciente lavoro interiore, non può esservi reale conoscenza, ma solo uno slancio emotivo – sentimentale che apre il varco a forme di medianità. Ne “Il cammino del Cinabro”, parlando della sua equazione personale, Evola dice che tutta la sua vita è stata il costante tentativo di conciliare un profondo impulso verso il trascendente con l’esigenza della centralità dell’Io: ecco, questo è il senso dell’Iniziazione – CONOSCENZA DI SE’ ED IN SE’ DELL’ESSERE (Evola). Non c’è niente di più attuale ed urgente.

4) Sempre nell’ambito del Gruppo Ur, notoria era la poliedricità degli apporti sapienziali: ritenete sia stata un’esperienza valida quella di aver tentato di conciliare percorsi, forse solo apparentemente diversi?

- La molteplicità degli apporti sapienziali che hanno animato il gruppo di Ur, dal nostro punto di vista, offre molteplici strumenti d’indagine e di sperimentazione e dunque non può che rappresentare un arricchimento. Come è scritto nella Tavola di Smeraldo: una è l’Operazione ma infiniti sono gli adattamenti. L’intelligenza ermetica è il pensiero libero da ogni dogmatismo, da ogni schema e forma e che perciò si muove libero, penetra ovunque, comprende ogni cosa. Una immagine a noi cara è quella di un manipolo di Cavalieri, dodici, che, seduti attorno alla Tavola rotonda, narrano le proprie avventure, condividono le proprie esperienze. Ciascuno con il proprio cammino, con il proprio percorso operativo, ma tutti accomunati dallo spirito della Ricerca, rappresentato dal fuoco posto al centro del tavolo. Esiste una Sapienza unica e primordiale, che di luogo in luogo e di tempo in tempo, nei miti sacri di tutte le grandi civiltà, così come nei simbolismi della tradizione ermetico – alchemica, trasmette le chiavi operative
della Scienza dell’Anima.

5) In un mondo tradizionalista, in cui il settarismo religioso (di diverse estrazioni) è, purtroppo, una costante dominante, vi ritenete una realtà che pone in essere una discontinuità netta e decisa con tale modus operandi?

- Non riteniamo di porci in discontinuità con il mondo che lei definisce del settarismo religioso, semplicemente perché la nostra ricerca si sviluppa su un altro piano. Nel rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno, noi ci interessiamo dell’Azione interiore impersonalmente intesa. Facciamo nostro il motto alchemico POST LABOREM SCIENTIA, cioè la Conoscenza nasce dalla pratica, è esperienza. Siamo lontani da ogni forma di dogmatismo e di settarismo, rifiutiamo gli ipse dixit ed ogni altra forma di rigidità del pensiero. Accettiamo gli insegnamenti della Tradizione come “strumenti di lavoro”, come sentieri da percorrere con mente sveglia e spirito critico. “Non credere” è l’insegnamento di tutti i veri Maestri. Il problema è: realizzare il Silenzio interiore, far tacere ogni frastuono ed ogni voce, poiché solo in questo modo la Verità potrà apparire, come Diana ad Atteone, nella sua essenza.

6) Un’altra componente importante del vostro orizzonte spirituale è senza dubbio il forte riferimento alla dottrina del Pensiero Vivente, quale espressione italiana dell’antroposofia di Rudolf Steiner: alcuni vi rimproverano la non “tradizionalità” di tale via realizzativa, come rispondete a tale obiezione?

- Anzitutto va sottolineato un aspetto fondamentale, un equivoco di fondo : la via del pensiero vivente non è (solo) la via di Steiner, bensì è la via del pensiero vivente punto. Gli spunti operativi che fornisce Evola , autore forse più in voga e sicuramente più frainteso in certi ambienti tradizionalisti, ne “Lo Yoga della Potenza”, “La Dottrina del risveglio” , nelle monografie del gruppo di Ur, vanno esattamente nella medesima direzione. Già nei “Saggi sull’idealismo magico”, Evola insiste sull’importanza del prendere possesso del proprio pensiero. Normalmente, infatti, noi crediamo di pensare ma non ci rendiamo conto che il pensiero segue un corso meccanico, che più che pensare noi siamo pensati e che, attraverso il pensiero, una forza più profonda, la brama (come sottolinea anche il kremmerziano Ercole Quadrelli nelle monografie di Ur) ci vincola alla natura istintiva imprigionandoci nella ordinaria descrizione del mondo. Compito della concentrazione, dunque, non è semplicemente placare la mente (questa è un conseguenza), ma piuttosto afferrare, lì dove la coscienza è nello stato di veglia, la potenza della brama per trasmutarla in Volontà. Questo è il medesimo insegnamento che, tra le righe, nei suoi scritti pubblici, ci offre il Kremmerz, quando parla di prendere possesso della luce astrale, la materia vibrante di cui sono fatti i pensieri ed i sogni, e che è la quintessenza di tutte le cose. Qui è celato il punto di collegamento tra lo spirito e la materia, chiave dell’alchimia.

7) Nei vostri scritti emerge spesso una decisa dicotomia tra realtà devozionale, quale espressione di una spiritualità lunare e morente, e realtà ermetico – iniziatica, quale espressione di una spiritualità magicamente attiva e solare: riuscite a riunire le frange più oltranziste del cattolicesimo e del neopaganesimo nel rifiuto di tale dicotomia, è un puro caso?

- È naturale che un certo atteggiamento “scientifico” non sia condiviso in certi ambienti tradizionalisti. Come dicevamo, per noi è fondamentale che il pensiero si liberi dalla palude del dogmatismo, poiché solo trasmutando l’ “organo” di conoscenza si può giungere ad un’altra percezione della realtà. Fin dal principio del proprio cammino occorre mantenere un atteggiamento attivo rispetto alla pratica, una sorta di autonomia interiore, che è l’elemento essenziale per lo sviluppo della qualità solare. L’Iniziazione implica un mutamento di stato, l’accesso a livelli di coscienza sempre più profondi, in cui non esistono più un esterno ed un interno, un individuale ed un universale. E’ necessario non smarrire il filo d’Arianna dell’attenzione, per non scivolare in stati di sfaldamento mistico. La Conoscenza non può che essere un atto d’Amore, erotico diremmo, poiché risolve ogni dualità e riunifica i contrari. Ciò che noi percepiamo come natura, l’Universo, è simbolo di una realtà trascendente, è la nostra stessa Anima che percepiamo oggettivata fuori di noi poiché non ne abbiamo più consapevolezza. Compito dell’iniziando è elevarsi all’esperienza cosmica dell’Io. Come scrive Nietzsche: “fintantoché continuerai a sentire le stelle come un di sopra a te, ti mancherà sempre lo sguardo dell’uomo della conoscenza”.

8) Anche nel mondo ermetico, l’attività della vostra Redazione, insieme ai vostri storici sodali, tra cui noi di EreticaMente, ha rotto alcuni equilibri di stantio esclusivismo, rilanciando la ricerca anche con nuove prospettive di livello europeo: qualcosa di nuovo e di positivo sorge all’orizzonte?

- Le collaborazioni che portiamo avanti cercano di andare contro ogni schema ed oltre ogni settarismo, per questo è fondamentale il riferimento al gruppo di Ur, di cui abbiamo già parlato. Non ci interessano le torri d’avorio in cui ritirarsi in isolamento. Siamo coscienti del fatto che, oggi, la marea sale ed occorre parlare di certi temi: affrontare alcune prospettive, specialmente operative, è urgente. Occorre fornire dei riferimenti ben netti a quanti, mossi da un anelito profondo, si perdono nel mare magnum dell’informazione esoterica a buon mercato.

9) La ricerca ermetica della vostra Associazione si caratterizza per il suo specifico riferimento alla ricerca del Graal ed al mondo cavalleresco: potete spiegarci meglio come si configura la vostra visione del mondo e come essa possa interagire con le nuove generazioni?

- Il mito ci permette di cominciare a prendere consapevolezza di un’altra forma di conoscenza. Esso fa appello all’immaginazione, alla capacità plastica della mente che, potenziata e purificata, diviene in grado di dare forma ai rapporti analogici che collegano macro e microcosmo. L’immagine scolpita nel buio del campo mentale, portata nel cuore, a contatto con la fiamma di vita, si “scioglie” e attraverso il sangue passa nel corpo sottile, fino a dar vita al lampo intuitivo. Come insegna una massima ermetica, per conoscere una cosa bisogna divenire quella cosa stessa. L’esperienza onirica ci dimostra che tutte le volte in cui l’astratto pensiero cerebrale si trasforma, naturalmente, in immaginazione vivente, la consapevolezza viene meno. L’immaginazione, allora, resta nella maggior parte dei casi solo un confuso fantasticare.

Alla Cavalleria ci legano, in particolare, due immagini : da una parte il cavaliere solitario che va in cerca di avventure, immagine bellissima per indicare la condizione del cercatore del nostro tempo che, senza più riferimenti esterni, deve sviluppare la propria intuizione; dall’altra, il Graal simbolo del Fuoco di Eros quale sintesi vivente di carne e spirito, quale chiave che permette di riconoscere nella bellezza la forma che trascende se stessa. La dottrina delle quattro età, di cui ci parlano tutti i miti sacri, la regressione dall’età dell’oro a quella del ferro, dal nostro punto di vista non è tanto un riferimento metastorico, ma piuttosto alchemico. Il passaggio riguarda l’interiorità dell’uomo, la traslazione della sede della coscienza dal centro del cuore alla testa, che segna la nascita della dualità. E allora la Tradizione non è tanto il sapere che viene trasmesso, ma piuttosto l’atto stesso del trasmettere, cioè la forza che mette in comunicazione l’immanente con il trascendente e che solo nella rossa caverna del cuore (Agarthi) può essere consapevolmente sperimentata. Da ciò derivano due considerazioni. La
prima, che esiste una differenza interiore tra l’uomo di oggi e quello di ieri, ancora in qualche modo connesso al centro cardiaco, e che perciò le vie realizzative che andavano bene per l’uno non possono andar bene anche per l’altro, senza che prima sia “risolta” questa differenza (ne abbiamo parlato in un nostro scritto, mettendo a confronto Giordano Bruno con Novalis e citando delle considerazioni di Evola sull’arte moderna, contenute in appendice ai “Saggi sull’idealismo magico”). Non basta la nostalgia, il ricordo, per essere un uomo della Tradizione. La seconda considerazione è che la modernità, in quanto occultamento dello spirituale, ha il valore positivo di una sfida che può permettere all’uomo il ritorno COSCIENTE, perché libero e voluto, alla patria perduta. 

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