La corrente astrale

11828590_1613450895598479_118869584937156991_nQuando, in calma, lascio andare i pensieri e resto ad osservarli mentre scorrono liberamente dentro la mia testa, mi rendo conto che c’è una forza che li muove e che io non controllo.

Le immagini mentali, fatte di luce sottile, mutano continuamente l’una nell’altra, e non si lasciano fissare: è questa la corrente astrale che il Kremmerz ci invita a dominare. Corrente la cui vita è data dalla brama, cioè dalla Volontà caduta, che ha perso il suo centro divenendo bella addormentata, sedotta dall’apparire delle forme. La brama è rappresentata dal glifo dell’acqua. Un’acqua ardente poiché conserva la sua natura ignea, ma precipita verso il basso, verso il piano della manifestazione.

Compito del lavoro sul pensiero è, anzitutto, ritrovare l’autonomia dell’Io da questa corrente astrale (il che avviene quando osserviamo il fluire dei pensieri) e quindi rientrarvi e, come un salmone, percorrerne il flusso all’incontrario. Non lasciarsi condurre dalla forza, dall’interesse, che un determinato pensiero può suscitare dentro di noi, portare la propria attenzione su un qualcosa di insignificante con la massima determinazione possibile. Fissarne l’immagine, coagularla nella luce astrale, cesellandone i più piccoli dettagli: imparare a fissarla con sguardi veloci così che non possa sfuggir via. Dopo, dare vita a questa immagine, porla in movimento, non vederla già fatta, ma costruirla con precisione geometrica avendo cura che non si inseriscano pensieri estranei nel processo.

Questo lavoro, condotto con paziente ritmo, purifica la corrente della brama restituendole un centro unico, l’Io cosciente di sé, e fa risorgere la Volontà. Questo, all’inizio, va fatto con forme e figure semplici, per giungere poi alle grandiosi immagini “mnemoniche” che, per esempio, ritroviamo in Giordano Bruno. Allora queste immagini, ricostruite e potentemente visualizzate, ci rivelano il loro contenuto vivente, diventano porte per accedere a luoghi sconosciuti dell’Anima, chiavi che permettono di ridestare la memoria di un sapere dimenticato.

Si dice “sapere vivente”, poiché non ha nulla a che vedere con i concetti della mente razionale, ma attiene al cuore (la parola ‘ricordo’, etimologicamente vuol dire ‘tornare al cuore’) cioè alla “sede” del sentire superiore, che nulla ha a che vedere con il piano delle emozioni e dei sentimenti.

Possiamo farci una idea di questo discorso con un esempio. La parola è espressione di un’idea, è il veicolo attraverso cui qualcosa passa dal piano invisibile a quello visibile. Pronunciare la parola “leone” dovrebbe comportare il suscitare in sé e negli altri la virtù, la forza del leone, ma così non è, perché le uniche idee che noi conosciamo sono i concetti astratti e privi di vita della mente razionale. Occorre che l’idea, cioè la figura evocata con ferma volontà nell’oscuro campo mentale, sia viva, impersonalmente sentita nel suo significato profondo. Ecco perché, si dice, il mago conosce la parola.

Chi, con la pratica, diviene padrone di questo “gioco” interiore, realizza quello stato che gli alchimisti raffiguravano con un sole radiante al centro del petto. Il rifiorire della vita dell’Anima, il sentire come sintesi, come punto d’incontro tra le forze di luce del pensiero ed il calore della Volontà.

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