La liberazione della Luce Astrale

Il giardino dell'Eden, la misteriosa Agarthi, l'isola di Avalon, sono rappresentazioni del centro del mondo che, sub specie interioritatis, corrisponde alla rossa caverna del Cuore. Non ci si riferisce, ovviamente, all'organo fisico, ma al suo corrispettivo sottile o eterico. Qui sorge la Montagna sacra, l'asse polare, la scala di Giacobbe, che congiunge l'immanente con il trascendente, collegando tra loro i diversi piani dell'Essere. Nel centro cardiaco, l'Iniziazione diviene un'esperienza reale, il passaggio dal piano orizzontale a quello verticale dell'esistenza, il contatto con una Forza di consacrazione trasfigurante; è la realizzazione di quell'Intelletto d'Amore che, come ci suggerisce il simbolismo di Giano bifronte, permette all'Uomo di guardare contemporaneamente nel visibile e nell'invisibile, realizzando la coincidenza degli opposti.
L'uomo ordinario però, ha perduto il contatto con questo centro spirituale. Per lui il Cuore non è più la sede della mente profonda, ma quella dei sentimenti e delle emozioni, nel loro confuso e inconsapevole esprimersi. La sua coscienza è “precipitata” nell'organo cerebrale: a questo allude il racconto biblico della cacciata dal Paradiso terrestre. È qui, dunque, che ha inizio la grande Opera ermetica, la via che conduce alla riconquista della Patria perduta, del centro primordiale.
Il Cristo comincia la sua trasmutazione sul monte Golgota, che vuol dire “cranio”. Ed è proprio un cranio che troviamo raffigurato in molte rappresentazioni di santi, così come nella penombra della camera di riflessione massonica. In questo modo, si vuole indicare al neofita non tanto la caducità della vita umana, quanto piuttosto il “luogo” in cui cominciare la propria Ricerca. L'iniziando è come il Cavaliere che, da solo, si fa strada nella foresta dei ragionamenti comuni, nel labirinto della propria mente. E' proprio qui, infatti, che egli può scorgere una luce eterea, sempre sfuggente (i Magi la chiamano astrale, cioè senza fissità, vagante), di cui sono fatti i pensieri e i sogni. Essa è la quintessenza di tutte le cose, la materia prima di cui tutto è fatto. Ed è viva, mossa dal profondo dalla medesima forza che ci fa vivere e desiderare: la brama. Quest'ultima è la potenza primordiale della vita che, senza un centro, diviene un fiume impetuoso e caotico; un fluire senza tregua, che travolge continuamente le posizioni raggiunte. La brama è il drago che, come ci raccontano le fiabe, tiene prigioniera la bella principessa, ovvero la luce astrale, nell'oscuro castello della mente. E' per questo che la natura istintiva domina la coscienza dell'uomo, suggerendole immagini che agiscono sotto la soglia della coscienza.
La Liberazione della Luce Astrale

San Giorgio e la principessa di Antonio Cicognara, databile alla fine del XV secolo. Conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia

Imparare ad immaginare, a costruire immagini vivide nella propria mente con fredda precisione geometrica, permette di liberare la luce astrale, la nostra donna interiore, dalla presa del drago. L'immaginazione è lo strumento attraverso cui l'uomo può agire e muoversi sui piani sottili, ma soprattutto è la via per giungere a conoscere la luce astrale in quanto luce pura, e a concentrarne la forza fino a renderla vibrante, percepibile ai sensi fisici. Questo processo è chiamato ignificazione della luce astrale, poiché alla luminosità si aggiunge il calore della brama trasmutata in volontà. Quando la “bella principessa” si libera, ridestandosi dal suo sonno, diviene la Vergine cosmica che domina il drago infero, convertendo il suo fuoco tellurico in fuoco celeste. Il movimento caotico della brama si raccoglie quindi in maniera ordinata attorno a un centro stabile. Come il serpente che si morde la coda, non vuole altro che il suo stesso volere. Questa è la chiave della vera Volontà.
La Liberazione della Luce Astrale

Perseo salva Andromeda di Valère Bernard

La luce astrale, divenuta fuoco, è il filo d'Arianna che conduce il cercatore fuori dal labirinto, fino al Castello incantato del Cuore. Non a caso, nelle rappresentazioni sacre di molte tradizioni il Cuore è sempre rappresentato con una fiamma che arde al suo interno. È la luce che si è ricongiunta al calore, l'Intelligenza alla Volontà, l'albero della Conoscenza a quello della Vita, così come era nel giardino dell'Eden. Nel testo biblico infatti, leggiamo che i due alberi erano posti vicini, nel mezzo del Paradiso terrestre.
Cibandosi del frutto dell'albero della Conoscenza, l'Uomo ha provocato la perdita della sua condizione originaria; il pensiero separato dalla volontà è divenuto un pallido riflesso, così come la volontà, separata dal pensiero, è divenuta brama incosciente. Il giardino fiorito dell'Eden, cioè il Sentire, in cui la Natura dava i suoi frutti senza sforzo (immagine per indicare la capacità intuitiva del Cuore) è divenuto la terra che occorre lavorare col sudore della propria fronte. Contemplare l'immagine del sacro Cuore, significa contemplare il Paradiso perduto. Ma ciò non basta, perché la nostra coscienza è imprigionata nella testa, ed è da questa sede che occorre trovare la via per ritornare a casa. Non basta sognare ciò che si era, ma occorre fare i conti con la propria realtà; perché il regno dei cieli si conquista armi in pugno e non solo grazie ai bei sentimenti.
In principio era il Suono.
La Vibrazione, la Potenza primordiale della vita.
La Voce, che pronuncia le parole della creazione.
Poi, il Suono si rese visibile come Luce – Sophia
e nel grembo di Lei,
le parole divennero Idee viventi, gli Archetipi.
Immagini in movimento, come in un quadro impressionista.
La Luce splende nelle tenebre,
l'oscurità è la coppa, il Graal della Luce,
poiché niente è visibile se non per mezzo del suo contrario.
Ma le tenebre si contrapposero alla Luce,
generando il mondo che noi conosciamo,
dominato dalla dialettica.
Non conosciamo più la Luce,
ma solo la sua ombra materiale.
Come non conosciamo il vento
se non attraverso il suo movimento tra i rami degli alberi,
così non conosciamo la vita come Luce, prana,
se non attraverso il suo riflesso fisico
come respiro, come eros.
Ma nell'oscura profondità della terra,
la Luce si è fatta Oro.
E qui attende d'essere ritrovata,
per iniziativa cosciente dell'Uomo che,
ardente di nostalgia per la Patria perduta,
sa riconoscere nella luce sottile che dà vita ai suoi pensieri
il filo d'Arianna che lo riconduce alla rossa caverna del Cuore.
La Liberazione della Luce Astrale

Theosophische Werke di Jacob Boehme, Amsterdam 1682

Ogni notte, addormentandoci, l'Anima compie questo viaggio a ritroso. La coscienza si sposta dalla testa al cuore, e più oltre ancora nella zona degli organi del ricambio. Il vociare caotico dei pensieri, si trasforma prima in immaginazione creatrice, nei sogni; poi le immagini si estinguono e si entra nel regno del Suono. È il sonno profondo, di cui non abbiamo alcuna coscienza, che ci rimette a contatto con la sorgente cosmica della vita, ricaricandoci di energia. Questo è il viaggio che ogni notte compiamo, spontaneamente, senza consapevolezza. Compito del Ricercatore ermetico è realizzare tutto questo volontariamente.
Il Cuore, quale centro dell'essere umano, corrisponde al centro del mondo. E' qui che ha sede il palazzo del Re di cui si parla nella Tradizione iniziatica; è qui che si realizza, come esperienza reale, il simbolismo celato nell'immagine di Giano bifronte, l'unico tra gli dei che può guardare contemporaneamente sia davanti che dietro di sé. La coscienza dell'Iniziato, in quanto volto occulto del dio che realizza la sintesi degli altri due, diviene capace di raccogliere in sé la forza delle cose superiori e di quelle inferiori, come suggerisce la Tavola smeraldina; egli è in grado di guardare allo stesso tempo nelle profondità della terra e nelle immensità dei cieli, sperimentando il Mistero della Parola che si fa carne.
Si può cominciare ad addestrare l'immaginazione coi seguenti esercizi. Anzitutto, si osserva un oggetto per qualche minuto, per poi riprodurlo fedelmente nella propria mente, cercando di rappresentarne ogni dettaglio. L'immagine deve starci davanti, come l'oggetto reale. Impadronitisi di questa tecnica, si procede oltre, cercando di muovere nello spazio l'oggetto visualizzato; lo si immagina inoltre molto più grande o molto più piccolo di come è nella realtà. In una fase ancora
successiva, le figure visualizzate devono prendere vita, venendo costruite passo dopo passo con precisione geometrica. L'ultimo passo sta nel riuscire a riprodurre anche a occhi aperti tutto quanto sviluppato in precedenza nel buio della propria mente.
Affinché tutto questo lavoro vada a buon fine, è opportuno che ci si eserciti partendo da oggetti semplici e privi di interesse; in questo modo l'attenzione messa in campo sarà assoluta, libera da condizionamenti inconsci. Poi, quanto più si diviene capaci di escludere ogni pensiero estraneo a ciò che si sta immaginando, ci si può dedicare a oggetti sempre più complessi, a realtà viventi e a simboli sacri.
L'ultima disciplina, cioè la visualizzazione a occhi aperti, ha una grande importanza nel lavoro rituale, perché permette la proiezione di figure e simboli operativi intorno al praticante. Più l'immaginazione creatrice viene sviluppata, più il Rito ha la forza necessaria per evocare lo stato interiore richiesto. L'immaginazione è il pensiero della mente profonda; per suo mezzo possiamo contemplare l'Essenza unica, l'Archetipo, l'Idea vivente, che sta dietro alle forme sensibili, pensando insieme ciò che normalmente pensiamo separato: i contrari.
Come affermato in precedenza, bisogna avere sempre ben presente che immaginare ha per scopo superiore il condurci a una effettiva padronanza della luce astrale. La forma visualizzata è, anzitutto, un mezzo per evocare questa luce eterea che, separando il sottile dallo spesso, occorre riuscire a percepire nella sua nuda
La Liberazione della Luce Astrale

Dettaglio di un dipinto del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán.

purezza. Allora, essa diviene come uno specchio in cui il mondo spirituale si riflette. La parola, scrivevo, diviene Idea; si mostra cioè in una forma vivente, intensa e dai contorni sfumati, una vera e propria forza che si esprime come colore, come luce. Laddove, invece, ciò che abitualmente percepiamo come forma è qualcosa di irrigidito e di statico.
Lo sviluppo dell'immaginazione, richiedendo uno sforzo di volontà, rende la luce astrale ardente come fuoco: la fiamma che arde nel Cuore. L'energia di questo fuoco, che va accresciuto contemplandolo, è la medesima che si sperimenta nell'eros. Difatti, in magia cerimoniale, Anael, connesso alla sfera di Venere, rappresenta sia l'arcangelo dell'amore puro, sia il principe della luce astrale.  Si tratta quindi di un'energia che nel centro cardiaco si manifesta come vita spirituale, e che ascende verso l'incondizionato avendo ritrovato dentro di sé tutto ciò che prima cercava all'esterno. E' possibile accedere così a un piano sottile in cui, dissolvendosi l'ordinaria percezione dello spazio e del tempo, l'Universo intero viene sperimentato sub specie interioritatis.
Articolo di Daniele Laganà pubblicato sulla Rivista IlCervoBianco Autunno 2015 - anno II n. 3

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