La Madre e la Sposa

La Madre e la Sposa

Queste brevi riflessioni vogliono richiamare l’attenzione del cercatore ermetico su due particolari aspetti iniziatici del femminile: la madre e la sposa. La prima rappresenta la matrice da cui veniamo; essa è colei che ci ha messo al mondo offrendoci la possibilità di intraprendere quel cammino di ricerca che noi chiamiamo vita, ma allo stesso tempo è colei che, pensiamo alla madre di Parsifal, volendoci sempre tenere bambini e al sicuro fa da ostacolo affinché realmente possiamo intraprendere la strada del risveglio interiore. Essa incarna la nostra Anima antica, ciò che siamo stati (il passato) e che ci ha condotto qui dove siamo: dobbiamo conoscerla e, conoscendola, affrancarci dalla sua energia conservatrice, coagulante. Essa è lo specchio che ci rimanda continuamente l’immagine che noi siamo, la sorgente da cui sgorgano continuamente i nostri pensieri più antichi, i sentimenti ancestrali che compongono quel fantasma che chiamiamo io. Dobbiamo conoscerla, conoscerci, per sollevare il velo che ci nasconde il mistero del nostro vero essere. Questo però è solo il primo passo: sapere chi siamo ci lascia comunque uomini e non è questo l’Iniziazione. Come nella vita di ogni giorno, l’uomo lascia la casa della madre per andare verso la donna che sarà sua moglie (e non è un caso che, molto spesso, tra queste due figure femminili si sviluppi una forte contrapposizione), allo stesso modo l’iniziando che ha sciolto il nodo della sua anima antica deve entrare in contatto con un altro aspetto del femminile: la sposa. Se la prima, la madre, incarna l’anima antica, la seconda raffigura l’anima che potremo essere, quella Sede della Sapienza divina, se saremo in grado di superare la prova rappresentata dalla Donna nel suo aspetto più alto e terribile.
La Madre e la Sposa
La sposa, infatti, è colei incarna, attraverso l’Eros, la potenza primordiale della vita per mezzo della quale si resta imprigionati in un sonno popolato di immagini seducenti, oppure si trascende definitivamente la condizione umana. Ecco perché, in tutte le tradizioni spirituali, l’iniziando fu sempre paragonato all’eroe, al guerriero, che vota la sua Azione alla Donna (Shekinà, Shakti, Sophia, Beatrice …). Solo l’uomo che è giunto a conoscere realmente sé stesso, a riposare nella sua essenza, può aprirsi al fuoco rappresentato dalla Donna, calore che dissolve ogni scoria umana, discendere profondamente nell’oscura umidità della notte e, sulla soglia del più profondo oblio, riaffermarsi in un senso di superiore rinascita, di cosciente rigenerazione di sé che permette il superamento della condizione umana. Non a caso, ci suggerisce il simbolo, la misteriosa bevanda del Graal (la Coppa, la Donna) è un Fuoco che dissolve l’indegno e rende immortale il Saggio.
Non si fraintenda il significato di queste poche parole che vogliono essere una “suggestione” circa il cammino iniziatico: esse si rivolgono all’uomo e alla donna. Se le azioni evidenti sembrano rivolgersi al maschio, quelle “occulte” riguardano la natura della via femminile. Non vi è, infatti, compito più grande di coscientemente incarnare il mistero più profondo della propria natura di cui il corpo è solo l’ultima espressione, quella più evidente alla percezione dei sensi fisici. È nel fisico, infatti, che occorre riconoscere la vibrazione sottile della nostra interiorità. Non vi è compito più grande: divenire, consapevolmente, incarnazione di quella Vergine celeste che doma la seduzione del serpente.
Riccardo Silesio

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