La tradizione Ermetica

La Tradizione Ermetica di Evola

Imposteremo il problema tecnico nei termini del Sendivogio, secondo il quale l’arcano dell’Opera sta nel Solfo dei Filosofi, che però si trova in un «carcere tenebrosissimo», di cui Mercurio detiene le chiavi. Mercurio, a sua volta, sta sotto la custodia di Saturno. Per comprendere, non v’è che da mettere in relazione tali simboli coi significati che si riferiscono ai vari enti dell’uomo.
Si tratta di emancipare la forma sottile di vita (Mercurio), congiungente anima [in Evola i termini anima e spirito si trovano invertiti] e spirito, da Saturno, che è lo stesso corpo fisico, il quale nello stato di immedesimazione attrae a sé e fissa il Mercurio nella forma specificatamente designata da ☿ (in opposto a  ). Fra i vari significati dell’allegoria ermetica, di saturno che recide i piedi a Mercurio (la si trova, per esempio in Abramo il Giudeo), vi è appunto questo. Il Mercurio diviene così un mercurio individuato non libero rispetto alla propria individuazione, vincolato, decaduto dunque dalla possibilità di assumere ogni altra forma oltre quella ad esso propria come vita di una data, particolare vita. In tal senso Mercurio si trova sotto la custodia di Saturno. Il vincolo da ☿ si trasmette a  , e così l’attività che già palesa l’influsso di un principio superiore ♈ resta incanalata nelle vie del corpo e posta sotto le condizioni di esso. Per tal via anche il principio Io, o Solfo, è raggiunto, tanto da restare condizionato nella forma di una data individualità, che è l’individualità di quel determinato corpo. Le chiavi di una tale prigionia le ha dunque Mercurio, soggetto a Saturno.
Separare, ermeticamente vuol dire estrarre il Mercurio dal Corpo; sospesa l’azione dell’organismo animale sulla forza vitale, anche gli altri principi divengono virtualmente liberi. Per questo viene detto che il Mercurio è la sola chiave «capace di aprire il Palazzo del Re, che è chiuso», o, come anche si esprime il FIlalete, «di rompere le barriere dell’Oro». Mercé la separazione, il Mercurio ritorna dunque allo stato libero, allo stato di possibilità vitale indeterminata (ecco la «conversione nella Materia Prima»), e così il Solfo interno trova aperte le vie di ogni azione trascendente e di ogni trasformazione.

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