L’enigma della sfinge

Vi sono tombe che non sono per i morti, bensì per i vivi. Quando il neofita avanzava verso lo spazio sacro della Piramide, immagine del Fuoco trasmutatore, incontrava la Sfinge a sbarrargli il passo. Solo colui che conosceva la soluzione dell’indovinello, poteva passare oltre quest’essere misterioso il cui corpo era formato dai quattro elementi ( corpo di toro: terra; volto umano: acqua; ali d’aquila: aria; artigli di leone: fuoco). Il senso della domanda era: conosci tu, dove si nasconde la quintessenza? Risposta: nell’uomo, poiché è in lui che la creazione giunge a perfezione, divenendo cosciente di sé. È nell’uomo che è possibile afferrare la “materia” unica di tutte le cose: la luce astrale.
Solo chi ha compreso questo può attraversare la morte senza timore di smarrirsi. Solo chi ha fatto sua questa verità, può assistere ai sacri misteri pienamente consapevole che la vicenda del dio è la vicenda della sua stessa anima.
Giunto nella Piramide, il neofita “muore”. I legami che normalmente lo vincolano al corpo fisico vengono allentati, ed egli comincia a sprofondare in sé stesso. Guidato dal perfetto orientamento astronomico del Tempio, egli oltrepassa la soglia dell’individuale e sperimenta la dimensione cosmica. La sua anima viaggia tra le stelle ed impara entrando in contatto con le potenze della Gerarchia. A sostenere l’adepto in questo viaggio, l’identificazione con la potenza del Sole. Per uno abituato a vivere nella prigione del corpo fisico, infatti, il contatto con la vastità dell’Universo, l’esperienza della Libertà, potrebbe risultare paralizzante. Al termine del viaggio, l’iniziando “rinasce” trasformato. Consapevole della sua natura celeste, egli ha letto direttamente nel gran libro della Natura i segreti della grande Arte.
Noi, oggi, rimaniamo stupiti dalle grandi conoscenze astronomiche degli antichi. Non riusciamo a capire le basi “scientifiche” del loro sapere, così finiamo con il teorizzare l’intervento di entità aliene che dotate di una superiore tecnologia sono intervenute per guidare l’evoluzione umana. Ancora una volta scegliamo la via più semplice, la meno impegnativa: continuiamo a cercare fuori le risposte celate dentro di noi. Qualcosa finisce sempre con l’allontanarci dal mistero di noi stessi. E se gli antichi possedevano quelle meravigliose conoscenze sull’universo perché lo avevano realmente visitato? Senza bisogno di navicelle aliene, senza missili spaziali, ma semplicemente imparando a scendere dentro loro stessi, li dove dall’individuale si entra nell’universale?

 

(d.l. ‪#‎IlCervoBianco‬) Foto: The Sphinx of Giza partially excavated, c1878
http://www.ilcervobianco.it/

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