Anno 0 – Numero 2 – Dicembre 2013

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Editoriale – Con l’anno che sta per cominciare, la nostra rivista avrà cadenza trimestrale, saremo on line in corrispondenza con i solstizi e gli equinozi, al fine di migliorarne la qualità e la quantità dei contenuti (gli abbonamenti già sottoscritti saranno ovviamente prolungati). Anche il prezzo subirà un lieve ritocco, in compenso però l’appoggio ad un nuovo gestore ci permetterà, oltre che una più ampia diffusione, anche di essere compatibili con tutti i principali dispositivi informatici, compresi smartphone e tablet di ultima generazione. Per tutte le novità sarà possibile consultare il nostro sito www.ilcervobianco.it, contattarci via mail oppure sul profilo facebook de “il cervo bianco rivista” (gli abbonati riceveranno una mail informativa).
La scelta di essere in rete in occasione dei passaggi stagionali, ovviamente, non è casuale. I momenti “critici” dell’anno, infatti, sono come delle porte che collegano tra loro i diversi piani dell’Essere: è dunque in questi quattro tempi che occorre essere più svegli, più concentrati sulla via della Ricerca interiore, per poter avanzare con più slancio.
La nostra rivista nasce con lo scopo di essere un punto di incontro tra tutti i cercatori che, liberi dalle sabbie mobili del dogmatismo, hanno compreso che ciò che caratterizza un vero ermetista è la capacità di portare il proprio contributo a tutti quelli che, seppur per strade diverse, si sono messi in cammino. Contro ogni desidero d’apparire, ogni ansia di possesso egoico, ogni frastuono della mente dialettica, bisogna far proprio l’ideale della fraternità rosacrociana del donare, del donarsi, senza chiedere nulla in cambio. Si siede alla Tavola rotonda non per prendere, ma per dare poiché l’essenza della Cavalleria sta nel realizzare che la Conoscenza si conquista per servire e non per servirsene. Più volte abbiamo ricordato il sacrificio di Giordano Bruno che, mentre l’Europa era in fiamme per le guerre di religione, professava l’unità di tutti i veri cercatori nell’unico spirito della Ricerca. Lo ricordiamo ancora una volta per sottolineare che la Spada, simbolo dell’Aria e del pensiero purificato dalle pastoie della dialettica, deve servire per unire e non per dividere. Unire tutti cercatori, unire tutti i pezzi di un sapere frammentato in un’unica grande Conoscenza che si fondi sull’unità della Scienza e della Fede.
Molti degli articoli che potete leggere nella rivista de IlCervoBianco, sono frutto delle riflessioni di chi, lasciata la palude delle speculazioni filosofiche, ha cominciato ad intraprendere il difficile cammino della pratica interiore. Il nostro gruppo, infatti, non è un semplice circolo culturale, ma si propone l’ “esperimento” da tentare fuori dalle antiche ed ormai sclerotizzate strutture. La Tradizione non è una prigione, ma, come ci suggerisce l’origine della parola stessa, un fluire, il continuo rinnovarsi di una IDEA eterna. Guai a scambiare la forma con l’Essenza, si finirebbe col cercare tra i morti Colui che è vivo…
Noi crediamo fermamente che questo non è più il tempo delle antiche iniziazioni, il tempo della trasmissione attraverso precise catene tradizionali, non è più il tempo dei grandi maestri capaci di trasmettere una influenza superiore. Questo è il tempo in cui occorre sviluppare l’Anima cosciente, trasmutare l’individualismo nell’Io solare e rigeneratore di un superiore senso della Comunità: venir meno a questo compito vuol dire restare fanciulli, aver paura di divenire finalmente Uomini. Questo è il tempo del Cavaliere errante, che avanza da solo nella foresta oscura ed intricata: non c’è nessuno a guidarlo, non ci sono segnali precisi né punti fermi, ma solo quelli che il suo cuore è capace di riconoscere nella notte. Non a caso Ermete è il protettore dei ladri, poiché come ogni vero “mestiere”, l’Arte si ruba carpendo i segreti di quelli più avanti di noi, anche quando appartengono a “botteghe” diverse dalla nostra: nessuno ci insegnerà veramente, perché non si può ed oggi più che mai, i segreti operativi. Quello che conta è mantenere sempre il proprio cuore puro, pulito da ogni bramosia egoica. L’unica vera profanazione, come ci insegna l’esempio dei sacerdoti ebrei i quali chiedono al Cristo di scendere dalla croce per credergli, è quella di chi pretende di comprendere i misteri del cuore restando ancora saldamente piantato nella mente.

Un grazie di cuore a Mirko Lucchini, che ci ha permesso di utilizzare una immagine della sua splendida Opera “il Cervo bianco” (che potete ammirare nella pagina accanto). Ciò che colpisce, dal nostro punto di vista, è anzitutto l’uso dei colori: scuro, verde, bianco, oro… Solo l’Amore, il verde sacro a Venere, può ridestare l’Anima dal suo sonno antico e ricondurla alla sua sorgente spirituale. Quell’Amore dinnanzi al quale gli Iniziati si inchinavano. Quell’Amore scritto con la maiuscola, che come cantava Dante move il Sole e l’altre stelle. Quell’Amore che è la capacità di ritrovare l’eternità dello Spirito nel continuo divenire della carne. Quell’Amore che è la conquista più alta di chi è riuscito, resistendo al dolce sonno della passione, ad andare attraverso i sensi, oltre i sensi. J. Peladan, in Teoria amorosa dell’Androgine, scrive: “…questo Angelo dalle sei ali e che mai non muta, di cui ci parla la Kabala, è la coppia benedetta che è riuscita a realizzare la sua triplice armonia: due corpi e lo stesso desiderio, due cuori e lo stesso battito, due spiriti ed il medesimo pensiero”.

Qualunque cosa ci stiamo prepariamo a celebrare, che sia il Natale cristiano o il Solstizio pagano, possa essere un momento di reale risveglio interiore. Andiamo di là dalla forma esteriore e percepiamone il contenuto profondo, così da cogliere il movimento sottile che sta oltre lo svolgersi temporale. I giorni che ci apprestiamo a vivere, ci suggeriscono l’idea che quando tutto sembra perduto è proprio in quel momento che la Luce rinasce. Il nostro augurio è di riuscire a far nostra, a tramutarla in carne e sangue, questa Verità che la Natura ci insegna.
Riappropriamoci del potere dell’analogia, della capacità di pensare per immagini capaci di richiamare altre immagini e poi altre ancora, in una catena ininterrotta di corrispondenze che, risuonando interiormente giungono a ridestare il sentire dal suo torpore invernale.
C’è una magia in questi giorni di fine anno, un’antichissima magia che ci spinge a scendere profondamente dentro di noi, a ritrovare il volto che si cela dietro le mille maschere che quotidianamente indossiamo: è la necessità di riscoprire la nostra origine. Non perdiamo questa grandiosa occasione, non lasciamola rapire dalla frenesia delle feste. Ricordiamoci di noi stessi, impariamo ad “esserci” in tutto ciò che facciamo. Chi ritrova se stesso, muta il suo rapporto col mondo, riscopre il senso di una superiore identità tra l’Io e l’Universo nel centro della Coscienza. Questa mutata attitudine rispetto a ciò che ci circonda, è la chiave per rendere massimamente attiva la disciplina interiore. Vi è una scena bellissima nel film Matrix, che ci spiega il senso di queste parole. Quando Neo va per la prima volta dall’Oracolo, incontra un bambino che piega con la mente un cucchiaio. Neo l’osserva stupito, quando il bambino dice: “non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia, giungere alla verità… che il cucchiaio non esiste. Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso”.

IlCervoBianco

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