Anno 0 – Numero 1 – Ottobre 2013

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Editoriale – Il concetto di iniziazione è intimamente ed indissolubilmente collegato al tentativo da parte dell’uomo di rispondere ai propri ancestrali interrogativi circa il problema dell’immortalità dell’anima e della sua destinazione finale dopo la morte.
Questo quesito ontologico ha coinvolto da sempre l’umanità, che a più livelli ha tentato di darvi una risposta. Per i materialisti tutto si esaurisce nell’espletamento delle funzioni biologiche a partire da un determinato momento (x) che corrisponde alla propria nascita, fino ad un altro momento (y) che corrisponde alla propria uscita di scena dal palcoscenico umano, il tutto più o meno condito da cicliche fortune e sciagure.
La mentalità moderna, imbevuta ancora di pregiudizi cristiani o di influenza ebraica di fronte al problema dell’anima presuppone che esso ammetta la stessa soluzione per tutti. Gli uomini sono tutti immortali, dicono i cristiani e gli spiritualisti; nessuno sopravvive alla morte, sentenziano i materialisti.
Tralasciando il dogma presupposto dell’ultima affermazione, vogliamo soffermarci sulla “democraticizzazione” della possibilità di immortalità dell’anima, possibile, anzi garantita per tutti. Questa concezione dissennata è un portato del tardo periodo greco, che attraverso il popolo ebraico e poi con il cristianesimo si diffuse tra le genti greco-romane.
Prima che l’idea di una democratica similitudine tra tutti gli uomini venisse radicandosi in giro per il mondo, era diffuso dovunque il concetto di una sopravvivenza solo possibile e comunque riservata a pochi, da raggiungere mediante particolari percorsi spirituali, con grande sforzo e fatica e ben diversa dalla comune sorte dei mortali.
Gli gnostici hanno provato da sempre a spiegare che esistono tre tipi di uomini: gli ilici (materiali), gli psichici, ed i pneumatici; secondo la loro dottrina solo gli ultimi possono aspirare ad un perdurare della propria coscienza dopo la morte ed al ricongiungimento col Pleroma.
Anche in Egitto il destino comune era ben miserabile. I defunti finivano divorati da Apophis, rappresentazione del buio e del Caos. Nell’escatologia Egizia, troviamo la credenza di una sorte privilegiata, resa possibile al defunto che , similmente ad Osiride, poteva risorgere dalla morte come il sole Ra, che ogni notte vince la sua battaglia con il fratello Seth risorgendo al mattino. Il famosissimo Libro dei Morti egizio non è altro che un manuale per rinascere alla luce, per guadagnarsi l’immortalità (osirificazione) dopo la morte del corpo fisico. Il contenuto dei misteri Egizi non era dissimile da quelli Orfici ed Eleusini, tutti aventi come obiettivo quello di conferire all’uomo l’immortalità dopo la morte, risparmiandogli l’oblio dei ricordi.
Il Taoismo insegna come si possa, attraverso determinate pratiche, plasmare nell’organismo umano un’anima immortale. Uno degli scopi delle pratiche di ascesi indiana, è quello di raggiungere condizioni superumane di coscienza, tali da rendere immortale il mortale.

In effetti, gli sciamani dell’antico Messico insegnano che la coscienza dell’uomo, dopo la morte, viene divorata dall’Aquila, ovvero perde consapevolezza, si addormenta.
Nel libro “Il dono dell’Aquila”, Carlos Castaneda ci racconta: “Il potere che governa il destino di tutti gli esseri viventi è chiamato l’Aquila, non perché essa sia effettivamente un’aquila o abbia qualcosa a che fare con essa, ma perché, agli occhi di colui che vede, appare come un’aquila nera, eretta e protesa verso l’Infinito”, e poi aggiunge «L’Aquila, quel Potere che governa i destini di tutte le cose viventi, riflette esattamente e subito tutte queste cose viventi. Nessuno ha quindi la possibilità di supplicare l’Aquila, chiedere favori, sperare nella grazia. La parte umana dell’Aquila è troppo insignificante per smuovere il tutto. È solo dalle azioni dell’Aquila che un veggente può capire quello che desidera. L’Aquila, per quanto non si lasci toccare dalle condizioni di nessun essere vivente, concede a ciascuno di essi un dono. Ognuno, secondo i propri desideri e diritti, ha il potere, se vuole, di mantenere la fiamma della consapevolezza, il potere di disobbedire al richiamo della morte e della consunzione. A ciascun essere vivente è concesso il potere, se vuole, di cercare un passaggio verso la libertà, e di usarlo. Allo Sciamano che scorge quel passaggio, e alle creature che lo attraversano, è evidente che l’Aquila ha concesso tale dono per perpetuare la consapevolezza». La possibilità che hanno gli esseri umani, non tutti ma solo i più meritevoli è quella di non addormentarsi attraversando il fiume dell’oblio dopo la morte, ma conseguire l’immortalità della anima perchè «l’Aquila divora la consapevolezza di tutte le creature che, vive per un momento sulla terra e subito dopo morte, hanno fluttuato fino al suo becco, simili a uno sciame di lucciole, per incontrare il loro signore, la ragione per cui hanno avuto vita. L’Aquila districa le minuscole fiammelle, le distende come un conciatore fa con le pelli e quindi le consuma; Perché la consapevolezza è il cibo dell’Aquila».
«Il dono della Libertà da parte dell’Aquila non è una concessione, ma la possibilità di avere una possibilità». Anche la concezione pagana della vita che i defunti conducono nell’Ade è, sin dai tempi arcaici, più quella di una parvenza di vita, che di una vita vera e propria; è una vita fantomatica di larve evanescenti senza memoria, in fondo quasi una non esistenza. Ma sino dai tempi del più antico orfismo, si ritrovano diffuse in Grecia e nella Magna Grecia credenze e pratiche per sfuggire alle acque del Lete e conseguire una speciale immortalità; e sin dal VI secolo a. C. i versi aurei di pitagorica inspirazione affermano la possibilità di divenire immortale Dio, incorruttibile né più mortale.
Quanto esposto sin ora è teso ad affermare che l’iniziazione non è teoria, non si esaurisce in un vano filosofeggiare ma è questione estremamente pratica, quasi tecnica. Per ottenere qualsiasi genere di conseguimento spirituale, però, c’è bisogno di una qualità particolare di energia, la quantità di energia presente in un uomo costituisce il suo “potere personale” e l’uomo è soltanto la somma del suo potere personale.
Il fatto è che l’energia a disposizione dell’uomo viene pressoché esaurita nel compiere le nostre azioni quotidiane, azioni abitudinarie che sono determinate per lo più dal nostro ego.
Quindi non resta energia per l’incontro con l’ignoto. Il problema è che, anche per realizzare qualcosa di completamente nuovo rispetto alle nostre reazioni meccaniche – abitudinarie, è necessaria energia. Il primo passo è pertanto, come insegnato dal classico motto “nosce te ipsum”, osservarsi per comprendere la rete di abitudini fisiche e mentali nella quale siamo imprigionati, romperla deliberatamente così da essere svegli, presenti, in modo da poter vedere le cose con chiarezza e liberare il nostro corpo eterico, corpo della memoria, da ogni forma che lo ingabbia, privandolo di energia ed incatenandolo in un sonno di abitudini.
A tutti nella vita viene concesso “un singolo centimetro cubo di possibilità”. È un dono offerto dallo Spirito. Ogni rottura delle abitudini è acquisizione di energia utile per progredire e cercare di carpire questa possibilità, ma ciò è possibile solo attraverso la disciplina interiore. «L’Impeccabilità è tutto quel che conta. L’impeccabilità, come ti ho detto tante e tante volte, non è la moralità». «Le assomiglia soltanto. L’impeccabilità è semplicemente il miglior uso del nostro livello di energia. Certo, esige frugalità, sollecitudine, semplicità, innocenza, e, soprattutto, esige mancanza del riflesso di sé. Tutto questo sembra un manuale di vita monastica, ma non lo è». « Essere Impeccabile significa mettere in riga la tua vita per sostenere le tue decisioni, e poi fare molto di più del tuo meglio per mettere in atto quelle decisioni».
Ma quale maestro può guidarci oggi nei sentieri dell’iniziazione? vogliamo dirlo con chiarezza, la ricerca del maestro perfetto è un mito bloccante, inabilitante. Viviamo nell’età dell’autocoscienza e l’unico maestro è il nostro Io sveglio. Si possono incontrare lungo la strada persone più avanti di noi che possono indicarci un sentiero, una scorciatoia, un passaggio tra la boscaglia, ma si tratta semplicemente di compagni di viaggio. IlCervoBianco vuole rappresentare un fuoco acceso nella notte, visibile da lontano quando tutto intorno è buio, un bivacco dove i cercatori possono incontrarsi e condividere i propri percorsi. Per ottenere qualche conseguimento bisogna abbandonare la propria identificazione con la forma, la nostra immagine mentale del se. Perdere la forma umana è una guerra che dura tutta la vita, come testimonia magnificamente Carlos Castaneda in “Il secondo anello del potere”: “questa volta avevo sicuramente perso la forma umana, avevo rinunciato a tutte le mie difese o almeno alla maggior parte. Senza sapere come, mi sentivo distaccato, privo di pregiudizi quello che provavo non era né voluta indifferenza, né riluttanza all’azione; e non era neppure alienazione, né semplice desiderio di solitudine. Era piuttosto un sentimento estraneo di distacco, una capacità di immergermi nel presente senza alcun altro pensiero. Il comportamento della gente non mi toccava più perché non mi aspettavo nulla da nessuno. Una strana pace era diventata la forza dominante della mia esistenza. Aveva detto [Don Juan] che il distacco non significava automaticamente saggezza, ma permetteva al guerriero di darsi una tregua, di riesaminare la situazione, di riconsiderare la sua posizione ma per trarne il maggior vantaggio un guerriero doveva combattere senza cedere per tutta una vita”.
Non vogliamo però scoraggiare coloro che cercano la via allo spirito attraverso le iniziazioni esterne, perché costoro hanno la fortuna di vivere in tempi “singolarmente” fecondi di grandi iniziati, di guide spirituali e di fantomatici sodalizi misteriosi. Ci sentiamo pertanto di condividere la laconica sentenza di A. Reghini, che vaticinò ad inizio di questo secolo: “Decisamente l’umanità sta progredendo, la natura umana sta cambiando e tra qualche decennio saranno tutti iniziati”.

IlCervoBianco

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