Uomini senza Io

Uomini senza Io – un’analisi da diverse prospettive

L'idea antica di reincarnazione (in particolare quella attribuita a Pitagora, il quale entrando in un tempio riconobbe le armi che in una vita precedente erano state sue e che in seguito aveva offerto ex-voto a Minerva), è di certo sintetica, ma spiega esattamente la natura del processo di trasmigrazione delle anime dopo la morte, anche se non accenna al modo in cui il defunto riesca ad "immettersi" in un corpo nuovo. E se il passaggio da un corpo appena abbandonato dal soffio della vita, all'utero di una madre fosse immediato? E se invece di un'anima ne scaturisse un seme, un embrione, un atomo misterioso in grado di compendiare tutta l'esperienza maturata dall'esistenza ormai giunta al capolinea? E se dovesse, questo germoglio, per conservare la sua virtù, attaccarsi, prima della fecondazione, ad una materia viva onde esserne alimentato? E se questo ente primordiale avesse la facoltà di cadere in uno stato letargico, fino ad attendere, in condizioni di riposo senza pensiero, che il richiamo di un atto copulativo giunga ad attirarlo nella voragine venerea per risvegliarlo e determinarlo al compimento della sua autocreazione, in un oscuro antro senza luce e in un bagno di sangue? Tralasciando in questa sede le implicazioni che quest'affermazione, attribuibile al Kremmerz, potrebbe produrre sull'atto fecondativo effettuato “in vitro”, con conseguente esclusione del richiamo prodotto dall'accoppiamento, è nostra intenzione soffermarci su di una precisa e specifica questione: in tale scenario, e ubbidendo alla suddetta attrazione, che cosa esattamente giungerebbe ad incarnarsi in un essere umano diversamente che in un animale o in una pianta? Per rispondere a questo interrogativo possiamo prendere in analisi la struttura quadripartita dell'uomo, costituita da corpo fisico, corpo eterico, anima e spirito. Una concezione di derivazione antroposofica, sebbene in tutte le dottrine sapienzali ci si trovi più o meno di fronte agli stessi concetti, che vengono così schematizzati per comodità, seppur di volta in volta accompagnati da piccole differenze. L'uomo è un essere dotato di autocoscienza e autodeterminazione. Ha la possibilità di concepire se stesso come un'individualità che si confronta con il mondo, sviluppando un'attività conoscitiva e agendo in modo responsabile. Tali facoltà si fondano su di un suo nucleo spirituale essenziale: l'Io. La dimensione psichica, che possiamo schematizzare riconoscendo in noi una vita rappresentativa, una vita dei sentimenti e una vita degli impulsi volitivi, appare inizialmente solo come un'esperienza interiore soggettiva. Essa viene definita come corpo astrale dell'uomo, intendendo come 'corpo' un campo di forze: l'insieme organico e intrinsecamente strutturato delle forze e delle facoltà in questione. La capacità di movimento e la possibilità di un'esperienza interiore accomunano invece l'uomo al mondo animale. Non basta, per fondare una completa conoscenza dell'uomo, riconoscere l'importanza dell'anima quale realtà in qualche modo autonoma che si aggiunge a quella puramente fisico-corporea. È necessario prendere in considerazione altre due dimensioni, finora scarsamente considerate dall'indagine scientifica nelle loro particolarità. La prima è quella dell'autocoscienza dell'uomo, intesa come capacità di afferrare se stesso, coscientemente, come un'individualità, la qual cosa è resa possibile grazie all'esistenza dell'Io. L'altra è la dimensione della vita, con tutte le manifestazioni legate alla crescita, alla configurazione plastica di un vero e proprio organismo, alla rigenerazione della sostanza organica danneggiata o mancante, alla riproduzione dell'organismo in toto. 
Uomini senza Io
Proprio in quest'ambito si può ritrovare la sorgente delle forze di guarigione. Queste forze, che portano la sostanza fisica nella dimensione del vivente e la configurano, sono parte integrante anche dell'essere umano e il loro insieme organizzato viene definito corpo eterico. I processi biologici hanno un orientamento diverso rispetto alle leggi fisico-chimiche. Lo constatiamo ogni giorno rispetto ai problemi dell'ambiente: ciò che è tecnicamente perfetto e senza difetti, non sempre corrisponde alle esigenze del mondo vivente. L'ambito del vivente accomuna l'uomo con la crescita e il multiforme configurarsi del regno vegetale. La dimensione propriamente umana, quella dell'autocoscienza attraverso l'Io incarnato, è ciò che permette all'uomo di produrre civiltà e che gli fa percorrere la sua biografia recependo ed elaborando conoscenza. Una considerazione puntuale e approfondita della realtà quadripartita dell'uomo in corpo fisico, corpo eterico, anima e spirito (io) permette di afferrarne la complessità strutturale. corpo fisico (organizzazione fisica) regno minerale corpo eterico (organizzazione della vita) regno vegetale corpo astrale (organizzazione psichica) regno animale organizzazione dell'io (spirito) essere umano Una simile suddivisione non nasce da un'eventuale considerazione filosofica dei rapporti tra l'uomo e gli altri regni della natura. Le diverse organizzazioni costituiscono per l'indagatore spirituale delle 'esperienze', e si pongono come una realtà autonoma e non come risultato di una speculazione.  Solo il corpo fisico può essere percepito con gli ordinari organi di senso: le altre tre organizzazioni possono essere riconosciute in un primo tempo solo tramite i loro effetti nell'ambito dei fenomeni sensibili. Dopo queste necessarie premesse, possiamo passare a trattare l'argomento oggetto di questo articolo. Il tema di cui ci occuperemo è di quelli che fanno inevitabilmente riflettere, ingenerando di solito un profondo senso di inquietudine in chi li affronta. Anche a distanza di tempo dalla lettura di quanto segue, potrà capitare che la mente indugi autonomamente in considerazioni ben poco rassicuranti. La domanda cruciale è la seguente: “esistono uomini privi di un “Io” incarnato? Rudolf Steiner nella conferenza del 17 Settembre 1924 (Apokalypse und Priesterwirken), rivolta ai pastori della Christengemeinschaft dice: “Nella nostra epoca s'incarna una quantità innumerevole di persone prive di Io, che in realtà non sono esseri umani. Questa è una verità terribile. Le vediamo intorno a noi ma non sono incarnazioni di un Io, sono inserite nell'ereditarietà fisica, ricevono un corpo eterico e un corpo astrale, sono in un certo senso interiormente equipaggiate di una coscienza arimanica. Se non le si osserva con attenzione, dall'esterno sembrano esseri umani, ma non sono esseri umani nel vero senso della parola. Questa è una verità terribile, ma è qualcosa che esiste, è una realtà”. Secondo il padre dell'antroposofia la causa di queste mancate incarnazioni sarebbe da attribuire al materialismo ormai sempre più dilagante. A nostro parere le motivazioni profonde del fenomeno in questione vanno ricercate nel fatto che l'uomo, soprattutto nei tempi ultimi, ha deciso di abdicare alla propria autocoscienza in favore di questo o quel sistema di credenze, idolatrando i totem del materialismo. La nostra mentalità da schiavi, che soprattutto nella cultura islamo-giudeo-cristiana ci promette consolazione nell'aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza. Secondo don Juan, maestro e guida spirituale di Carlos Castaneda, sarebbero stati i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenze, le abitudini, le consuetudini sociali, così come le nostre paure e le nostre speranze. E sono sempre loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego. 
Uomini senza Io
Nel regno immaginario di Fantàsia descritto da Michael Ende nel romanzo “La storia infinita”, il Nulla (das Nichts) è il "non luogo" per eccellenza. Un luogo che è quasi un personaggio: entità fluida in espansione e movimento (così come i “voladores” della tradizione sciamanica messicana descritti da Carlos Castaneda), che avanza inesorabile ed inghiotte porzioni sempre maggiori di Fantàsia.
Chi si avvicina ai suoi confini sente la spinta irrefrenabile a buttarvisi dentro e solo con un grande sforzo di volontà riesce ad allontanarsi da esso; molti esseri viventi vi precipitano volontariamente, spinti dalla propria mancanza di speranza. Mork, l'inviato di coloro che hanno deciso di distruggere Fantàsia tramite il Nulla, ne disvela la natura: "Fantàsia muore perché la gente ha rinunciato a sperare, e dimentica i propri sogni, così Il Nulla dilaga, poiché esso è la disperazione che ci circonda. Io ho fatto in modo di aiutarlo, poiché è più facile dominare chi non crede in niente".
Il Nulla è effetto e concausa della passività: quando si guarda al suo interno si prova una terribile sensazione di svuotamento e di attrazione verso di esso. Gli abitanti di Fantàsia che entrano nel Nulla passano nel mondo degli Uomini, ma solo sotto forma di menzogne.
Per dirla in altri termini, la sfida dell'essere umano contemporaneo è quella di riconquistare la propria età dell'oro in perfetta autocoscienza; ciò è possibile se non si rinuncia a credere che esista un mondo luminoso, e che dietro la notte si prepara l'aurora. Cedere alla disperazione, rinunciare alla propria piena autocoscienza in favore della seduzione del Nulla sta provocando, secondo Steiner, la morte spirituale di circa un terzo dell'umanità, non più in grado di sviluppare una piena spiritualità. A questa condizione umana si riferisce la piaga delle cavallette dell'epoca della quinta tromba dell'Apocalisse.
“[…] E dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. (Simbolo della perfetta coscienza solare) E però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, e non la troveranno; e brameranno morire, e la morte li fuggirà. E queste cavallette avevano l'aspetto di cavalli pronti per la guerra. E sulla testa avevano corone che sembravano d'oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. E avevano capelli, come capelli di donne, e i loro denti erano come quelli dei leoni. E avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto. Avevano code come gli scorpioni, ma con aculei. E nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. E il loro re era l'angelo dell'Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, e in greco Sterminatore.” (Il Nulla)                 Secondo Steiner dunque osservando i corpi sottili di questi esseri, essi appaiono come locuste con volti umani, ma egli aggiunge: “Non si tratta necessariamente sempre di anime malvagie, possono essere semplicemente anime che pervengono sino al livello animico, ma a cui manca l'io (Apokalypse und Priesterwirken)”.
L'assenza di Io lascerebbe uno spazio aperto nella configurazione spirituale dell'uomo, che potrebbe, sempre secondo Steiner, venir occupato da entità arimaniche, da anime vaganti o anche da anime che sono rientrate sulla terra in ritardo, anime provenienti da altri pianeti, da quelli nei quali a suo tempo tutta l'umanità ha vissuto prima del periodo atlantideo (Rudolf Steiner, La Scienza Occulta).
Appresa questa tesi, le cui implicazioni sarebbero e sono davvero enormi, non bisogna immaginarsi queste persone come automi dediti alla distruzione ed alla malvagità; Steiner stesso sottolinea il fatto che queste persone, proprio per l'assenza dell'Io, hanno una speciale necessità di amore e considerazione, proprio come dei bambini o dei cuccioli, in cui l'Io non è ancora incarnato, o nel secondo caso, non si incarnerà. Si tratta di persone che hanno una grande predominanza dell'anima, del sentire. Provano sentimenti molto pervasivi e profondi.
Sostiene dunque Steiner: “chi affermasse che non dovremmo provare partecipazione nei confronti di questi uomini privi di Io, privi di personale individualità, in quanto non avrebbero una successiva incarnazione, si sbaglierebbe di grosso. Va compreso, caso per caso, cosa vi sia propriamente in ciascuno di questi esseri. (...) Noi dobbiamo pertanto educare questi esseri in piena coscienza come degli esseri rimasti bambini (Apokalypse und Priesterwirken)". Abbiamo dunque a che fare con corpi dotati di anima che non hanno l'Io e che quindi non sono soggetti al karma. Sono pertanto esseri che 'scompaiono' dopo la morte fisica.
In un altro ciclo di conferenze - il GA 300c - Steiner afferma che, anche se è estremamente sgradevole parlare di queste cose perché si viene aggrediti facilmente, pur tuttavia sono reali. Infatti le persone rispondono in modo molto ostile quando si dice loro che ci sono intorno a noi degli uomini che non sono uomini. Ma, aggiunge, questi sono dei dati di fatto e non avremmo un tale declino della civiltà se non vi fossero tanti esseri intorno a noi totalmente privi di scrupoli.
Sempre più spesso assistiamo ad omicidi ed efferatezze commessi apparentemente senza un motivo; vediamo persone capaci di violentare o sacrificare bambini, uccidere figli o genitori, senza avere un minimo senso di orrore o di esitazione. L'osservatore attento potrà notare come la stampa ed i mezzi d'informazione si affannino subito a trovare un movente, perché una motivazione ci deve pur essere per tanta spietatezza, perché sarebbe socialmente destabilizzante dire che si è agito senza motivo alcuno ma solo per il gusto di farlo. Verrebbero meno i limiti sociali, ci si renderebbe conto d'un tratto che potrebbe accadere a chiunque lo stesso orrore.
Ebbene questi fatti vedono spesso protagonisti uomini senza Io, esseri che non sono uomini ma involucri con sembianze umane. Questi esseri sono i peggiori nemici dell'idea della reincarnazione perché manca loro l'organo corrispondente per accogliere tale idea, visto che essi dopo la
morte scompariranno effettivamente nel nulla. Alla domanda su come tutto questo sia possibile e permesso dalle entità spirituali, Steiner offre una risposta piuttosto sconcertante. Egli dice:
“Non è di per sé da escludere che nel cosmo si possa verificare un errore di calcolo. Da tempo viene stabilito quali individualità tra loro collegate debbano discendere. Ma vi sono anche concepimenti verso i quali nessuna individualità ha voglia di scendere e di collegarsi con quella corporeità, oppure vi sono anche entità che le lasciano subito. A quel punto si presentano altri individui, che non sono tuttavia adatti. Ma è davvero ora molto frequente che vi siano in giro persone senza Io, che in realtà non sono esseri umani veri e propri, che hanno in realtà solo una forma umana, esseri simili a spiriti della natura che non vengono riconosciuti come tali perché vanno in giro con sembianze umane (Konferenzen mit den Lehrern der Freien Waldorfschule in Stuttgart)”.
Le differenze che intercorrono tra gli uomini privi di Io e gli Uomini normali consistono prevalentemente, così come scrive Piero Cammerinesi (corrispondente di Coscienzeinrete Magazine dagli USA), nel fatto che i primi differiscono molto dalle persone in tutto ciò che riguarda l'elemento spirituale. In particolare per taluni aspetti relativi alla memoria. Essi sono in grado di memorizzare solo le parole, ma hanno difficoltà a ricordare le frasi.
“I misteri della vita - continua Steiner - non sono di semplice interpretazione. Quando un tale essere oltrepassa la soglia della morte, ritorna alla natura, da dove proviene. Il cadavere si corrompe, ma non ha luogo un regolare dissolvimento del corpo eterico e tale essere naturale ritorna alla natura (ibid)”.
L'attività interiore di queste persone, così come degli animali, è in certo modo automatica. Essendo a disposizione l'organismo umano nella sua totalità, in determinate circostanze può anche emergere una pseudo-moralità, suscitata dagli automatismi del cervello.
Queste considerazioni dovrebbero farci riflettere sulla condizione media dell'essere umano; dovrebbero farci interrogare su quanta parte della nostra vita, delle nostre azioni e dei nostri pensieri è riconducibile a un Io e quanta parte ad azioni automatiche. Un processo che potrebbe essere fonte di scoperte piuttosto inquietanti.
Se leggiamo la cosa attraverso un'altra prospettiva, quella di G.I. Gurdjieff, scopriamo che l'uomo è costituito da due parti: essenza e personalità. L'essenza è “ciò che è suo”. La personalità “ciò che non è suo”.
“Ciò che non è suo” è tutto quello che gli è venuto dall'esterno, quello che ha appreso, il prodotto della socializzazione: tutte le tracce di impressioni esteriori rimaste nella memoria e nelle sensazioni, tutte le parole e tutti i movimenti che gli sono stati insegnati, tutti i sentimenti creati dall'inflazione. Tutto questo è “ciò che non è suo”, tutto questo è la personalità. Per “Ciò che è suo” si intende invece ciò che gli è proprio, ossia la sua essenza, il suo Io profondo.
La riconquista dell'Io cosciente è il frutto del lavoro su di sé. Accade talvolta che l'essenza di un uomo muoia, (o non si incarni affatto) mentre la sua personalità ed il suo corpo restano vivi. Secondo Gurdjieff, una considerevole percentuale delle persone che vediamo nelle strade di una grande città è composta da esseri interiormente vuoti; in realtà, essi sono già morti. Per nostra fortuna non vediamo tutto questo e non ne sappiamo nulla. Se sapessimo quanti uomini sono già morti e quanto numerosi sono questi cadaveri che governano la nostra vita, lo spettacolo di questo orrore ci farebbe perdere la ragione.
Infatti, molti uomini sono impazziti perché hanno intravisto questa realtà senza una preparazione sufficiente: così hanno visto ciò che non dovevano vedere.
Per essere in grado di affrontare senza pericoli questa visione, dice Gurdjieff, bisogna essere sulla Via…
Articolo di Mario Gallo pubblicato sulla Rivista Il Cervo Bianco  Inverno 2014 - Anno 1 N. 4

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